Nei miei sogni c’era un’estate da vivere intensamente in stretto rapporto col mare. Non sulla spiaggia e neanche su una grossa barca che, seppur costruita per navigare, lo è anche per tener lontane le sensazioni più intense che il mare prodiga a chi lo ama.
Io desideravo, invece una imbarcazione piccola, ma sicura, per vivere il mare da vicino, ma anche per fuggirlo rapidamente se decide di fare il gioco pesante.
Un gommone! Senza dubbi è la barca giusta. Ma come sceglierlo? Grande a sufficienza per dormirci sopra almeno in due, ma piccolo per trasportarlo e alarlo con facilità , leggero abbastanza da poterlo tirare in secca con i rulli di alaggio se necessario, e, non meno importante, che si accontenti di un motore di potenza ridotta e quindi di consumo contenuto, e poi che ... non costi uno sproposito.
Un pò come tentare la quadratura del cerchio.
Finché un giorno, su una rivista di nautica minore ti vedo un gommone come nessun altro: bello da morire, intelligente come Cartesio, leggero come una farfalla, veloce come un off shore, piccolo quanto basta ma grande come una portaerei in miniatura. UN GOMMONE CATAMARANO!
Che idea! In 4 metri e 75, con pochi accorgimenti, ci si può montare sopra una tenda ad igloo per due persone.
Il paiolato sembra fatto apposta per trasportare anche grossi carichi senza nessuna sovrastruttura fissata rigidamente che ne vincoli l’utilizzo anche il più astruso e fantasioso.
Forse la sua destinazione d’uso, nelle intenzioni del costruttore non erano proprio quelle da me ipotizzate dato che l’impostazione dell’inserto pubblicitario puntava soprattutto sulle doti velocistiche che, in effetti, sono straordinarie: con la massima potenza applicabile, 75 CV, se si ha il coraggio di dare manetta, raggiunge senza difficoltà i 45 nodi, ed è uno spettacolo vederlo navigare in quelle condizioni mentre tocca l’acqua con soli 30 cm di carena a poppa. Certo, col vento di prua, il rischio di decollare è tutt’altro che remoto, ma vuoi mettere la soddisfazione di umiliare certi smanettoni ipermotorizzati che pensano che la potenza sia tutto?
Ma a parte questo raffinato piacere, la velocità massima non può essere considerata un parametro prioritario nella scelta di un’imbarcazione dato che il mare solo raramente consente di utilizzarla, mentre quello splendido piano di calpestio piatto e sgombro, e quella pianta quasi perfettamente rettangolare, sembrano fatti apposta, con un pò di fantasia e di inventiva, per il campeggio nautico.
Fu amore a prima vista.
Da Roma, dove abito, andai a Milano dall’ottimo sig. Pennati che lo costruisce con il nome di Ranger Prestige 475, lo comprai e me lo portai via. A Roma lo dotai di un bel motore Yamaha da 60 CV e lo allestii per la villeggiatura in questo modo:
sul paiolato sistemai 3 gavoni larghi quanto il paiolato stesso ma i cui coperchi poggiavano direttamente sui tubolari sfruttandone l’intera larghezza, fino a formare un piano di circa 2 m di larghezza che completai verso prua pontandola completamente.
Avevo a disposizione un piano di 2x2,4 m quasi perfettamente orizzantale, che rivestii con moquette verde prato e munii di 4 attacchi in acciaio inox per i pali in fibra di vetro della tenda.
Carte nautiche dell’Italia meridionale, 2 serbatoi da 25 lt e 5 taniche anch’esse da 25 lt - 4 per la benzina ed una per l’acqua, guardaroba ridotto ai minimi termini, utensileria meccanica e parti di scorta per il motore, bussola seria (il GPS ancora non c’era e il Loran a sud della Sicilia dà va i numeri), VHF, tenda e sacchi a pelo completavano il carico all’insegna del vecchio adagio marinaro che dice “quello che non c’è non si rompeâ€.
Pronti per la partenza.
Insieme a un gruppo di amici (6 gommoni) di quelli maniaci per le attrezzature e gli accessori più incredibili, avevamo preparato questo raid:
Vibo Valentia Stromboli Panarea Lipari Vulcano Filicudi Alicudi S. Vito lo Capo Favignana Cap Bon Tunisi Kelibia Hammamet Sousse Cap Monastir Mahadia Sfax Isole Qerqena Gabes Djerba Isole Qerqena Lampedusa Malta Capo Passero Siracusa Catania Taormina Messina Scilla Capo Vaticano Tropea Vibo Valentia
per un totale, giretti compresi, di circa 2500 km, pardon 1350 miglia nautiche.
Durata prevista 30 giorni.
Credo quanto basti per il più incallito dei navigatori.
Il raid è stato di una durezza superiore al previsto sia per gli imprevisti, tanti e anche di una certa difficoltà a superarsi, sia per la stanchezza che le poche ore di sonno non bastavano a smaltire. Gli ultimi giorni i dolori alla schiena e alle spalle erano veramente insopportabili e la pelle che, tra sale e sole, era ormai ridotta carta vetrata per le ustioni, rendevano impossibile godere dello splendore dei paesaggi attraversati. ... Ma di questo parleremo un’altra volta.
Quello che qui voglio raccontare, invece, è come si è comportato il mio Ranger Prestige.
Non ho avuto problemi particolari: l’unico “guasto†è stato il distacco della bitta di prua, che si è dimostrata veramente inadeguata ad un uso intenso con gommone appesantito dal carico.
Però ci sono altre cose che andrebbero migliorate: la cuscineria, ad esempio, che, seppure non si è strappata, mi sembra di qualità insufficiente utilizzando schiuma a cellula aperta che assorbe l’acqua e utilizzando rivestimenti che si deformano; e anche il gel che protegge la vetroresina mi sembra un pò economico e soprattutto delicatino.
A parte questo il gommone si è comportato meglio di quanto sperassi. Il consumo soprattutto, che è risultato inferiore del 25 % a quello di un gommone di dimensioni e motorizzazione analoghe (Novamarine HD One – Mariner 55 CV).
Le prestazioni velocistiche, anche se penalizzate dal carico, si sono sempre mantenute su alti livelli e non ho mai sofferto complessi di inferiorità rispetto agli altri gommoni (3 da 5,30 m x 90 CV più un Solemar da 7,50 m con un 150 CV. oltre al Novamarine già citato). A questo proposito va detto che le straordinarie doti di velocità dei catamarani sono dovute al fatto che l’aria infilandosi nel tunnel fra le due carene, produce una pressione tale da sollevare il gommone diminuendone sensibilmente la superficie bagnata e quindi la resistenza all’avanzamento. Per contro risultano molto più sensibili al carico dei monocarena perché esso, ostacolando il sollevamento, gli toglie proprio il vantaggio che li caratterizza.
Il confort di marcia, che è notoriamente la caratteristica più sfavorevole dei catamarani rispetto ai monocarena, si è rivelato, tutto sommato, non disastroso e anche con mare formato, quasi sempre tenevo il passo dei miei compagni di viaggio, magari lavorando un pò più di loro con gas e trim: sì, perché una caratteristica controcorrente del mio gommone rispetto ai monocarena è quella di digerire meglio le onde se si tiene la prua quanto più possibile leggera (per evitare l’impatto più duro) e di affrontarle togliendo parzialmente il gas. In questo modo, la prua si adagia sull’onda che viene tagliata e “preparata†per l’impatto con la parte finale della carena, mentre il gommone essendo in decelerazione, evita la perdita di contatto con l’acqua e quindi la “botta spaccaossaâ€. La leggerezza tipica del gommone favorisce poi la successiva accelerazione per non uscire di planata.
Certo, visto dall’esterno il comportamento del gommone risulta strano, il beccheggio è notevole, la prua non ci prova nemmeno a fendere l’onda, ma, tutto sommato a bordo non si soffre poi troppo.
Le cose, purtroppo, cambiano radicalmente con il mare nettamente di prua: qui il gap rispetto ai monocarena è notevole e, se possibile, in questo caso conviene copiare i velisti facendo i “bordi†per offrire al mare i masconi, o cercare tratti di mare ridossati anche se si allunga il percorso.
Paradossalmente, una sorpresa positiva, si è rivelata la navigazione con mare molto grosso, quello dove planare velocemente è solo utopia, e l’unico modo è superare le onde una dopo l’altra scegliendo con tempismo il momento migliore, giocando col gas e sfruttando l’agilità del mezzo. In queste condizioni si scopre un’altra peculiarità dei catamarani che è la stabilità dovuta alla doppia carena: dopo un pò di pratica la navigazione risulta molto appagante per le risposte pronte e sicure del gommone che, letteralmente, si esalta con questo mare tanto che alla fine ci si accorge che la tensione si è allentata e che la navigazione si è trasformata in divertimento purissimo.
In definitiva, mi sento di poter affermare che le carene catamarano non sono solo velocità elevata, ma presentano tutta una serie di peculiarità che andrebbero esplorate con maggiore convinzione e coraggio dai costruttori.
Purtroppo mi pare che il pionierismo appartenga ormai al passato e che il futuro, almeno quello più prossimo ci riservi, invece, molto conformismo nelle scelte tecniche: lo sforzo di “ricerca†mi pare si esaurisca in una corsa al gigantismo e nella proposta di innumerevoli accessori, spesso solo gadget, che hanno solo l’effetto di far lievitare enormemente costi e pesi e di allontanare sempre di più la gente comune dalla nautica.




