Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

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Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda nazzareno » 27/03/2018, 22:11

John Fisher del Team Sun Hung Kai / Scallywag è caduto in pieno Pacifico a 1400 miglia da Capo Horn. L’acqua era a 9 gradi e il vento a 35 nodi. Poche speranze di recuperalo.
Sono state sospese dai suoi compagni le ricerche di John Fisher, il velista britannico di 47 anni caduto in mare oltre 24 ore fa a circa 50° di latitudine Sud, tra Punto Nemo e capo Horn, durante la settimana tappa della Volvo Ocean Race, il giro del mondo in equipaggio a tappe, da bordo della barca di Hong Kong Sun Hung Kai/Scallywag.
“«Stante la bassa temperatura del’acqua, le condiozioni estreme del mare, e il tempo trascorso dalla sua caduta in mare, presumiamo purtroppo di averlo “perso. Siamo devastati e i nostri pensieri vanno alla famiglia di John, ai suoi amici e compagni”, ha detto il presidente della Volvo Ocean Race Richard Brisius in un messaggio. “E’ una notizia che riempie tutti i nostri cuori di dolore. Come organizzatori perdere un velista in mare è una tragedia che non vorremmo mai prendere in considerazione”.
L’incidente e le ricerche
Scallywag stava navigando con vento di poppa, di circa 35-40 nodi, tra onde alte 6 metri. Era circa l’alba. Fisher era di guardia nel pozzetto della barca. Che cosa è accaduto? ( https://www.facebook.com/scallywaghk/ )
“Al momento non abbiamo informazioni al riguardo, non finché non avremo la possibilità di parlare con l’equipaggio. Tutti i velisti della Volvo Ocean Race sono dotati di diverse attrezzature di sicurezza, una muta di sopravvivenza, salvagente, cintura, un dispositivo personale di localizzazione e una luce stroboscopia e riteniamo, anche se non abbiamo conferma, che John indossasse tutti questi dispositivi”, dice il Race Director Phil Lawrence.
Un’ondata, probabilmente, che ha spazzato via John. Forse si è alzato, forse si è sganciato dalla cintura di sicurezza per compiere qualcosa, forse l’onda l’ha colto alla sprovvista ed era così grossa da spezzare la cintura che assicurava il velista alla barca. Tutte informazioni che probabilmente sapremo quando Scallywag giungerà a terra. “Le condizioni meteo sono cattive e stiamo elaborando una rotta che li possa far continuare in sicurezza e far arrivare la barca in Cile. Anche le altre barche hanno condizioni molto dure, con vento a livello di tempesta e si stanno approssimando a Capo Horn. Hanno anche loro molto da fare”, ancora Lawrence.
Nei mari del Sud (James Blake/Volvo Ocean Race)
Quando a bordo si sono accorti dell’uomo in mare è scattato l’allarme. terribile, il più angosciante per chi corre sui mari. “La barca è immediatamente tornata indietro, navigando lentamente di bolina e ha iniziato le operazioni di ricerca di John - precisa ancora il Race control-. Abbiamo visto dalla centrale operativa di Alicante che Scallywag si era fermato e tornava indietro. I dati della telemetria indicavano che l’albero era su e le vele erano issate. Quindi ci siamo resi conto che era probabilmente una situazione di uomo a mare. In situazioni simili non contattiamo immediatamente la barca perché sappiamo che l’equipaggio è impegnato nella ricerca. Ieri abbiamo mandato loro un breve messaggio su quanto accaduto e questa mattina purtroppo una nota in cui li informavamo che sfortunatamente John non era stato ritrovato”.
Che cosa può essere accaduto?
John è caduto in mare, tra le onde. I suoi compagni sono tornati indietro. Attenzione, questa non è una manovra semplice. La barca è lanciata a 15-20 nodi, deve fermarsi, con le vele al vento; poi strambare, cioè tornare indietro; ridurre le vele e bolinare, cioè risalire il vento bordeggiando. Trattandosi di condizioni molto dure, tutto è difficile e pericoloso. E richiede tempo. Quello che invece manca all’uomo in mare.
John indossava molto probabilmente la tuta di sopravvivenza, che consente di resistere al freddo più di una normale cerata. A bordo e in acqua. Ma il mare ha una temperatura di 9 gradi centigradi, non si resiste in eterno. C’è l’ipotermia dietro l’angolo. Inoltre, bisogna anche capire in che condizioni era Fisher: era cosciente? Oppure era privo di sensi? Era ferito, morto? Può aver urtato qualcosa, e poi cadere in mare a una velocità di 15-20 nodi può anche voler dire rompersi l’osso del collo. Pensare al contrario a un’agonia nel nulla, è un’immagine ancora più terribile.
In quelle zone dell’Oceano nessuno ti viene a cercare. Troppo distanti per le autonomie di elicotteri e aerei; le rotte commerciali delle navi sono altre: è stata allertata una nave, che distava 400 miglia dall’ultimo punto segnalato e che dovrebbe arrivare domani sul posto. Spesso, l’unica salvezza sono gli altri concorrenti: ma le altre sei barche distavano 200 miglia dal luogo della caduta, sarebbero arrivate troppo tardi. E va contato anche il pericolo a cui si sarebbero esposte. “Siamo profondamente scioccati dalla perdita di John Fisher, che tutti noi chiamavamo ‘Fish’. I nostri pensieri vanno alla sua famiglia e naturalmente ai compagni di Scallywag. Non è passato un solo instante da quando abbiamo ricevuto la terribile notizia in cui non ci siamo fermati a pensare a lui…” dice, per tutti, lo skipper olandese di Team Brunel, Bouwe Bekking.
Nei mari del Sud, il team Turn the tide on plastic (Sam Greenfield/Volvo Ocean Race)
La consegna del silenzio
Sono stati congelati i collegamenti telefonici con i team in gara. Vuoi perché a parte i compagni di Fisher, gli altri poco potrebbero dire sull’incidente. E vuoi anche per le inevitabili ricadute legali ed assicurative del caso. Le sei barche ancora in regata si trovano a circa 900 miglia da Capo Horn, dove è previsto possano giungere giovedì. L’arrivo in Sudamerica di Team Sun Hung Kai/Scallywag è previsto fra circa quattro giorni. E allora, forse, sapremo. “In situazioni simili non contattiamo immediatamente la barca perché sappiamo che l’equipaggio è impegnato nella ricerca”, fa sapere ancora Lawrence.
Le domande
John indossava la tuta di sopravvivenza? Perchè da bordo non hanno visto la luce stroboscopica nelle sue dotazioni? Perché se è davvero difficile scorgere una testa in acqua tra onde giganti, un terno al lotto sapendo che l’uomo in mare si è allontanato nel frattempo e che potrebbe anche essere svenuto, dunque incapace di chiamare aiuto, è più facile scorgere i lampi della strobo. E poi, se aveva l’Epirb personale, cioè un trasmettitore satellitare tipo quelli che indossano gli sciatori per le valanghe, che segnala la posizione al Gps, come mai i suoi compagni non sono riusciti a individuare il punto? L’Epirb trasmette la posizione solo alla centrale operativa sulla terraferma oppure anche alla barca?
“Perché non si debbano più perdere uomini in mare”.

Scrive Andrea Mura, navigatore solitario e neodeputato, al Giornale della Vela: “Continuo a non capire perché su queste barche, che sono così veloci e bagnate, non vengano installati abitacoli di protezione simili a quello che ho progettato e costruito sul mio open 50 “Vento di Sardegna” per l’ultima Ostar, che mi ha salvato dal freddo e dalle ondate di quella terribile tempesta soprannominata dai metereologi canadesi “the perfect storm”, ma soprattutto mi ha salvato la vita. Non c’è nulla di entusiasmante nel prendere infinite ondate in pozzetto perché l’infinito calcolo delle probabilità riesce sempre a portarsi via uno skipper in quasi tutte le edizioni”.
“É una morte orrenda, come tutte le precedenti, che oggi forse si sarebbe potuta evitare - continua Mura -. Non c’è cintura di sicurezza che possa proteggere quanto un abitacolo vetrato, progettato e costruito per condizioni estreme. Le mie pi§ sentite condoglianze alla famiglia di John e a tutte le persone a lui più vicine, con l’augurio che non si debbano perdere più uomini in mare con le tecnologie e le conoscenze che abbiamo oggi”.
Nei mari del Sud, team AzkoNovel (James Blake/Volvo Ocean Race)
I precedenti
La Whitbread, il nome iniziale del giro del mondo in equipaggio a tappe, era iniziata in modo funesto. Nell’edizione 1973/74 morirono in tre: Paul Waterhouse, imbarcato sullo Swan 55 italiano Tauranga di Erik Pascoli e lo skipper di 33 Export Dominique Guillet caddero in mare e non vennero mai più ritrovati; il britannico Bernie Hosking, di Great Britain II, che fu ripescato dopo essere caduto nel Mar di Tasmania ma che non sopravvisse. Poi, nella Volvo Ocean Race 2005/06, la caduta in mare fatale per Hans Horrevoets, 32 anni, olandese, velista di ABN Amro II, a 1.300 miglia dalle coste della Cornovaglia. Sebastien Josse, lo skipper, impiega 40 minuti per ritrovarlo, ma è inutile anche questa volta.
Questa edizione
La Volvo Ocean Race 2017/18 era già stata segnata dalla morte di un pescatore cinese, rimasto ucciso nella collisione a 30 miglia dall’arrivo di Hong Kong (nella quarta tappa) tra la barca di Vestas e il suo peschereccio.
Allegati
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Re: Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda nazzareno » 27/03/2018, 22:27

Come non morire cadendo nei mari del sud (un italiano ce l’ha fatta)
La triste vicenda di John Fisher, scomparso in acqua a 1.400 miglia a ovest di Capo Horn, lo dimostra: i terribili mari del sud non perdonano. Se cadi fuoribordo, sei morto. Solo una volta nella storia è accaduto che un uomo, caduto in acqua al 52° parallelo sud, venisse salvato dal suo equipaggio. Era un italiano: ripercorriamo la sua incredibile storia

http://www.giornaledellavela.com/news/2 ... -italiano/
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Re: Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda zikiki » 31/03/2018, 7:15

nazzareno ha scritto:

L’Epirb trasmette la posizione solo alla centrale operativa sulla terraferma oppure anche alla barca?
“Perché non si debbano più perdere uomini in mare”.

Scrive Andrea Mura, navigatore solitario e neodeputato, al Giornale della Vela: “Continuo a non capire perché su queste barche, che sono così veloci e bagnate, non vengano installati abitacoli di protezione simili a quello che ho progettato e costruito sul mio open 50 “Vento di Sardegna” per l’ultima Ostar, che mi ha salvato dal freddo e dalle ondate di quella terribile tempesta soprannominata dai metereologi canadesi “the perfect storm”, ma soprattutto mi ha salvato la vita. Non c’è nulla di entusiasmante nel prendere infinite ondate in pozzetto perché l’infinito calcolo delle probabilità riesce sempre a portarsi via uno skipper in quasi tutte le edizioni”.
“É una morte orrenda, come tutte le precedenti, che oggi forse si sarebbe potuta evitare - continua Mura -. Non c’è cintura di sicurezza che possa proteggere quanto un abitacolo vetrato, progettato e costruito per condizioni estreme. Le mie pi§ sentite condoglianze alla famiglia di John e a tutte le persone a lui più vicine, con l’augurio che non si debbano perdere più uomini in mare con le tecnologie e le conoscenze che abbiamo oggi”. .


Ciao a tutti

Topic davvero interessante che mi era sfuggito il quale mi ha portato a riflettere sui due punti riportati.

Il primo è una cosa a cui non avevo mai pensato...... Io so che l' Epirb non trasmette alla barca ma leggendo della tragedia accaduta come può essere contemplata una simile mancanza?....... Calcolando, come si legge nell' articolo,che fare determinate manovre con quelle barche in quelle condizioni risultata davvero complicato.
Forse è una lacuna tecnica a cui nessuno ha pensato?....... Non lo so....... Fatto sta che pur essendosi accorti subito della caduta non l' hanno più trovato e questo mi lega alla seconda riflessione.

Questi uomini accettano tali sfide sapendo benissimo che possono trovare la morte e purtroppo troppo spesso la presunta esperienza acquisita negli anni può portare ognuno di noi a sottovalutare determinate situazioni ......sciatori in inverno ,subacquei di estate,alpinisti dispersi ........tutte persone che vuoi o non vuoi , eccetto alcuni rari casi,si scopre sempre alla fine o che stavano dove non dovevano stare o fanno cose che non dovevano fare.
Il paragrafo di questo signore (Andrea Mura) che ha affrontato la tempesta perfetta ne è l' esempio lampante....... Vuole far passare il concetto che la sua barca ,con le sue innovazioni, ti salva la vita?....... Magari riduce il rischio ma le probabilita' valgono per chiunque soprattutto in una manifestazione sportiva che di sportivo non ha niente secondo me visti i morti che si lascia alle spalle...... È semplicemente un "mollo gli ormeggi e speriamo che arrivo" consapevole di quello che sto facendo.

Pace all' anima sua!

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Re: Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda Paolo.75 » 03/04/2018, 8:53

Il mancato salvataggio del povero Fisher non è di certo da addebitarsi all'incompetenza dell'equipaggio, infatti al momento dell'incidente le condizioni meteo era particolarmente avverse con 35 nodi e onde dai 4.5 ai 6 metri, tant'è che in mezzo a quei palazzi d'acqua non è stato più visto in acqua nè lui nè la boa di emergenza e il salvagente a ferro di cavallo che erano stati lanciati immediatamente. Si ipotizza tra l'altro che la botta del paranco della scotta randa che lo ha scaraventato in acqua possa averlo fatto svenire, e non sarebbe servito l'abitacolo vetrato perchè Fisher si era momentaneamente sganciato dalla lifeline per andare a sbrogliare la scotta ingarbugliata della vela di prua.

Purtroppo le barche a vela non le fermi come quelle a motore e tra l'altro a gennaio, sempre dalla stessa barca, era caduto un altro membro dell'equipaggio non legato e senza salvagente e l'hanno recuperato dopo 7 minuti con mare molto meno mosso e in acque calde tropicali.

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Re: Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda zikiki » 03/04/2018, 12:41

Paolo.75 ha scritto:Il mancato salvataggio del povero Fisher non è di certo da addebitarsi all'incompetenza dell'equipaggio, infatti al momento dell'incidente le condizioni meteo era particolarmente avverse con 35 nodi e onde dai 4.5 ai 6 metri, tant'è che in mezzo a quei palazzi d'acqua non è stato più visto in acqua nè lui nè la boa di emergenza e il salvagente a ferro di cavallo che erano stati lanciati immediatamente. Si ipotizza tra l'altro che la botta del paranco della scotta randa che lo ha scaraventato in acqua possa averlo fatto svenire, e non sarebbe servito l'abitacolo vetrato perchè Fisher si era momentaneamente sganciato dalla lifeline per andare a sbrogliare la scotta ingarbugliata della vela di prua.

Purtroppo le barche a vela non le fermi come quelle a motore e tra l'altro a gennaio, sempre dalla stessa barca, era caduto un altro membro dell'equipaggio non legato e senza salvagente e l'hanno recuperato dopo 7 minuti con mare molto meno mosso e in acque calde tropicali.


Ciao

Non credo di aver detto che è stata causa dell' equipaggio (non so nemmeno se nel tuo post rispondi a me) .......comunque A prescindere da quali siano i motivi e dall'ignoranza che ammetto di avere per quelle discipline infatti taccio sulle dinamiche.
La mia perplessità e annessa domanda era se l'Epirb ,in quei contesti così rischiosi, segnalasse la posizione della uomo in mare anche alla barca e da quanto ho capito no e secondo me è un errore.
Magari con condizioni meno impegnative ma egualmente difficili e rischiose la dove si è troppo distanti per avere soccorsi aerei , sarebbe un vantaggio non da poco.

Era solo una riflessione ciao.

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Re: Volvo Race, uomo in mare si riducono possibilità di ritrovarlo in vita

Messaggioda Paolo.75 » 04/04/2018, 11:00

zikiki ha scritto:Non credo di aver detto che è stata causa dell'equipaggio (non so nemmeno se nel tuo post rispondi a me) .......comunque A prescindere da quali siano i motivi e dall'ignoranza che ammetto di avere per quelle discipline infatti taccio sulle dinamiche.


L'EPIRB da quanto ne so trasmette ai satelliti che rimandano il segnale ad alcune basi a terra che a loro volta comunicano la posizione ai mezzi impiegati in soccorso, il tutto non è immediato e può avere un'approssimazione della posizione di anche 100 metri, per cui penso che in questo caso non sarebbe servito con qualche minuto di sopravvivenza a disposizione in acque a 8 - 9 gradi.

Per quanto riguarda i morti nelle competizioni veliche ce ne sono stati come in quasi tutti gli sport, F1, motociclismo, alpinismo, ciclismo etc... ma anche calcio, scherma, atletica etc..., in queste competizioni veliche i membri dell'equipaggio sono professionisti tra i migliori in circolazione, ma per compiere determinate manovre bisogna uscire dal più riparato pozzetto restando maggiormente esposti alla furia degli elementi e della sorte.

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