Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Le Avventure, le Navigazioni, le Crociere, i Raid , le Vacanze e le foto dei nostri gommoni durante le nostre attività ACQUATICHE
Avatar utente
MaxMax
Abituale
Messaggi: 727
Iscritto il: 19/10/2007, 18:34
Barca: Sorrento 36
Motore: 2 x 440 Yanmar
Località: Milano Prov.

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda MaxMax » 10/09/2017, 9:20

Ciao Gambocat,

davvero complimenti, è stato un piacere incontrarti a Lussino. Aspetto di leggere l'avventura del ritorno, spero di vederti presto

:d:





Condividi



Massimo

Disable adblock

This site is supported by ads and donations.
If you see this text you are blocking our ads.
Please consider a Donation to support the site.


Jachi
Abituale
Messaggi: 689
Iscritto il: 22/08/2013, 11:20
Gommone: Cab Dorado 7.5
Motore: Mercury Verado F 250 XL

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Jachi » 10/09/2017, 16:42

TUTTI IN PIEDI SUL DIVANO

vai Davide
Cab Dorado 7.5 - Mercury Verado F 250

Avatar utente
TATOSKI
Abituale
Messaggi: 2747
Iscritto il: 22/01/2009, 14:18
Gommone: Nuova Jolly King 600
Motore: Evinrude Ficht Ram 150 HP
Località: S.P.C. (Bologna)

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda TATOSKI » 10/09/2017, 18:45

Che dire non c'è da meravigliarsi da questa grande coppia di "Gommonauti" con la G maiuscola :lol: che da qualche anno a questa parte compie imprese che ci lasciano sbalorditi e ci fanno fantasticare nelle lunghe e buie giornate invernali per le )s( stagioni prossine a venire )s( e così anche per quest'anno sicuramente il Vs post sarà il più visionato e certamente io sarò uno di quelli !! :bene: Complimenti a Davide ed Elena e l'appellativo " ROKER DEL MARE " ve lo siete proprio meritato :bene: :clap: :clap: :clap:
Gommino 3,10 /Volvo Penta 14 Hp - Barca Cant. Walter 4,10 /Volvo Penta 20 Hp - Barca Drago Fisher 5,75 / Force 125 Hp - Gommone King 600 / Evinrude Ficht Ram 150 Hp....penso che questo binomio sia l'ultimo !!

Avatar utente
spargiotto
Abituale
Messaggi: 329
Iscritto il: 10/07/2008, 22:25
Gommone: Nautica Led GS 680 XL
Motore: Mercury Verado 200
Località: Vercelli

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda spargiotto » 10/09/2017, 18:52

Complimenti Davide & Elena , come al solito niente lasciato al caso e niente di banale :bene:
Siete dei veri pionieri nelle vostre avventure in gommone :D
Il sole che brucia il viso , il maestrale che mi spettina , rotta su Bonifacio , si naviga a vista ...

Disable adblock

This site is supported by ads and donations.
If you see this text you are blocking our ads.
Please consider a Donation to support the site.


Avatar utente
Cerri
Abituale
Messaggi: 8468
Iscritto il: 18/11/2007, 10:50
Gommone: BELUGA PERONDI 19"
Motore: suzuki 115
Località: Como

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Cerri » 11/09/2017, 14:29

Anni fa è uscito un film "attenti a quei due" ora la versione modificata è chi li ferma più quei due sposini Brianzoli sss_xxx-sss
Quest'anno i giorni di ferie erano contati detto da loro sss_xxx-sss immaginate se fossero stati di più dove sarebbero arrivati )s(
Complimenti ai Coniugi Gambocat per l'ennesima impresa estiva :clap:
Forza davide ora che hai finito la vendemmia facci sognare anche noi :halo:

zikiki
Abituale
Messaggi: 317
Iscritto il: 01/04/2012, 18:49
Gommone: Bat 660 Indian
Motore: Mercury optimax 150
Località: roma

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda zikiki » 11/09/2017, 14:40

Ciao

Complimenti sono le navigazioni non banali che piacciono a me.....

Io te lo dico subito aspetto il video per sentire la colonna sonora ahahahahaha
Questa volta però mi trovi preparato..... Ho studiato tutto il repertorio.

Bravissimi!!!!

Avatar utente
danisub70
Abituale
Messaggi: 842
Iscritto il: 02/11/2011, 11:10
Gommone: Flyer 575
Motore: Suzuki Df 115cv
Località: Torino

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda danisub70 » 12/09/2017, 11:42

Grandiosi......se decidi di arrivare a Torino dimmelo che ti preparo un accoglienza in pieno centro.... se continui così sei capace di risalirlo fino al monviso. :lol:

Avatar utente
mboy
Abituale
Messaggi: 1035
Iscritto il: 15/05/2011, 7:14
Gommone: mar.co 32 Emotion
Motore: Mercury Verado 2x300
Località: Brianza alcolica

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda mboy » 14/09/2017, 23:40

Bella sorpresa ... Davide!
Anche io, come gli altri, sono impaziente dell'ennesimo "libro" in procinto di essere pubblicato.
)212( :clap:

Grande Davide, grande Elena!
:D
:ceer:

Avatar utente
sansacs
Fire Fighter
Messaggi: 9096
Iscritto il: 24/09/2007, 14:01
Gommone: SACS 530 IT
Motore: EVINRUDE E-TEC 90
Località: UDINE

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda sansacs » 16/10/2017, 18:37

Ora che le nebbie sono arrivate :halo: Notavo che il Gatto con la gamba non ha fatto pervenire nemmeno un segnale :wall: non vorrei che si sia perso nei canneti o nei meandri di qualche tangenziale :rofl:

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 16/10/2017, 19:37

Tranquillo Sandro, manca poco, ero in missione nel Maghreb dove ho cominciato la prima parte del racconto, ma aspettavo che Franco mi confermasse l'arrivo del divano extra large che ha ordinato!!!

Pare inoltre che per l'occasione abbia rinforzato la cantina con ottime bollicine di Franciacorta rigorosamente Satin vendemmia 2013 e 2014.

Per inaugurare il divano non potevo arrivare a mani vuote e ho quindi recuperato dei datteri della Libia first choice:

Immagine

Grazie Franco

Avatar utente
sansacs
Fire Fighter
Messaggi: 9096
Iscritto il: 24/09/2007, 14:01
Gommone: SACS 530 IT
Motore: EVINRUDE E-TEC 90
Località: UDINE

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda sansacs » 16/10/2017, 20:47

Ho capito per "partorire" un resoconto degno della tua fama :halo: devi essere comodamente seduto su un divano di classe :wink: con libagioni da formula uno :sog:

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 11:29

LA PREPARAZIONE, I NUMERI, LE INFORMAZIONI

Nelle nostre famiglie di origine non ci sono navigatori, tranne mio zio Carlo. E’ un grande esperto della Grecia ionica che ha percorso in lungo e in largo e non manca occasione per stuzzicarmi sul fatto che non ci ho ancora navigato, ma verrà un giorno.

Ma soprattutto lo zio per due volte ha disceso il Po da Cremona e da Mantova arrivando fino al Lido di Venezia. Queste sue navigazioni ci hanno sempre affascinato e negli ultimi anni abbiamo cercato il momento giusto per bissarlo, raccogliendo le informazioni necessarie ad affrontare la navigazione. Però, per fare 31 e non perdere neanche un miglio navigabile del grande fiume, volevamo partire da Pavia.

Immagine

Purtroppo i cambiamenti climatici degli ultimi anni con il conseguente inutilizzo della storica conca di Isola Serafini hanno sempre rinviato questo progetto. Per non avere alibi nell’accantonare questa navigazione, dallo zio abbiamo avuto in prestito una bellissima carta nautica del Po lunga più di tre metri: di quelle ante GPS, dove per sapere il posizionamento lungo il fiume era necessario fare riferimento ai ponti e tenere il conto delle anse.

Immagine

La navigabilità del Po negli ultimi anni è rimasta al palo ma la cartografia digitale nel frattempo ha fatto grandi progressi e muoversi lungo il grande fiume con il GPS e le varie App sullo smartphone ha reso almeno questo aspetto della navigazione più semplice. Non serve più tenere il conto dei ponti o dei campanili ed è solo “romantico e nostalgico” osservare i cartelli fluviali con le indicazioni sulla distanza chilometrica dalla sorgente del Monviso.

Immagine

Segnalo un sito molto utile per chiunque voglia affrontare questa navigazione. E’ il sito web dell’Unione Navigazione Interna Italiana, i gestori del sistema di navigazione extra mare:

http://www.unii.org/itinerari/navigazione-fiumi/

Questo sito, oltre a spiegare le attività di navigazione commerciale, turistica, mercantile che riguardano il sistema fluviale, lacustre e lagunare italiano, contiene splendide cartografie digitali ad leggere a video che interessano i seguenti tratti:

- Idrovia da Mantova a Ferrara (Po, Mincio, Canal Bianco)
http://www.unii.org/wp-content/uploads/ ... -mn-fe.pdf

- Idrovia Padana Ferrara – Mare (Po, Canal Bianco, Canali del Delta)
http://www.unii.org/wp-content/uploads/ ... e-mare.pdf

- Sistema Idroviario Nord Italia (Idrovia Po – Brondolo, Idrovia Litoranea Veneta)
http://www.unii.org/wp-content/uploads/ ... Italia.pdf

Unico accorgimento: la carte sono datate di qualche anno ed i numeri di telefono che riportano delle conche non sono sempre aggiornati anche perché, nel frattempo, l’omino alla conca che le manovrava un tempo è stato sostituito da sale macchina centralizzate che gestiscono le paratie in remoto. Nel proseguo del post darò indicazioni attualizzate su ognuna di esse, ricordiamoci che la richiesta di apertura delle conche va effettuata 48, 24 e 3 ore prima. Tutto è gratis e non ci è mai capitato (come allo zio Carlo anni fa), di restare davanti a una paratia chiusa a suonare la vuvuzela per svegliare l’operatore, ma vi sono comunque delle regole da conoscere e rispettare.

Immagine

La sospensione della storica competizione di motonautica della Pavia – Venezia e il progressivo abbandono delle regolari discese diportistiche del fiume, a causa della carenza di acqua e della latitanza di servizi logistici fluviali, hanno scoraggiato in questi anni non solo noi ma anche tanti appassionati che vedevano in questo percorso una straordinaria esperienza di navigazione tra natura, avventura, arte, cultura, storia, ingegneria, silenzio, solitudine, discernimento.

Immagine

Ma un fatto nuovo rompe l’apatia del non far nulla e riaccende la speranza: è l’inizio dei lavori nel 2012 per la realizzazione della nuova conca di Isola Serafini. L’inaugurazione prevista per l’aprile del 2017 aveva ridato ritmo alla pianificazione della nostra navigazione. Per varie ragioni quest’anno avevamo giusto due settimane strette di vacanza che sarebbero state risicate per traversate nel Tirreno esposte alle condimeteo marine, ragion per cui abbiamo cominciato a costruire un programma che prevedeva la discesa da Pavia (lasciandovi auto e carrello) per arrivare a Trieste. Da qui avremmo proseguito via mare verso la Croazia per fare almeno una settimana di relax tra i due viaggi di andata e ritorno.

Immagine

Tanto per cambiare non si trovavano informazioni certe e dettagliate in rete né sulle tempistiche del cantiere della nuova conca né dettagli attualizzati sulla logistica per il diporto privato lungo il fiume. Per cui a fine maggio abbiamo effettuato un sopraluogo in moto a Isola Serafini dove i lavori della nuova conca ci sono apparsi da subito non solo come un’opera faraonica, ma anche difficilmente completabili entro l’inizio dell’estate.

Immagine

Ma il fascino e il magnetismo del Po quest’anno erano più determinati dello sconforto per cui abbiamo cominciato a pianificare un eventuale piano b in caso di inagibilità della conca, lasciando l’ultima parola all’incognita della navigabilità del grande fiume che si prevedeva già a livelli da rischio di pescaggio visto le poche nevicate invernali e le rarissime precipitazioni primaverili nel nord Italia.

A metà luglio una telefonata allo storico manovratore della conca di Isola Serafini mandava in cavitazione ogni speranza di usare la nuova chiusa. Non solo, pur non essendo ancora inaugurata ed avendo una progettazione recente di non più di 10 anni, pare che vi siano già dubbi sul fatto che l’attuale portata del fiume ne possa garantire un utilizzo per il transito continuo e costante anche nei mesi estivi. Non si pone un problema sulla capacità di entrata dell’acqua dal lato a monte (quello della diga), quanto piuttosto il pescaggio a valle una volta aperta la paratia che deve consentire di passare un dislivello tra le acque di circa una decina di metri.

Immagine

Immagine

Immagine

Chiunque in futuro voglia pianificare la navigazione da Pavia al mare deve fare i conti sullo stato di questa conca (Tel. 0523 827352), informandosi sul suo funzionamento operativo o su come by passarla via terra, nel modo che abbiamo dovuto seguire noi percorrendo i 10 chilometri che separano le gru di alaggio tra Isola Serafini e la MAC di Cremona. Nella foto che segue vedete a sinistra la paratia della vecchia conca e sulla destra la sovrastruttura della nuova in costruzione.

Immagine

Segue...
Ultima modifica di gambocat il 17/10/2017, 12:41, modificato 7 volte in totale.

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 11:32

ISOLA SERAFINI - PAVIA - ISOLA SERAFINI

La conca esiste perché negli anni sessanta è stata realizzata una diga sul Po nel luogo in cui il fiume compie una virata verso sud alla confluenza dell’Adda, creando un dislivello che varia tra 3,5 e 7,5 metri che permette a un’immensa centrale idroelettrica di generare corrente sfruttando la portata del fiume. Il sito è enorme e credo che le foto rendano più di tante parole:

Immagine

Immagine

Immagine


Immagine

Immagine


Il grande fiume ha amministrativamente tanti padri e padroni: una volta si chiamava Alto Magistrato del Po, oggi vi sono decine e decine di enti che fanno capo all’AIPO (Agenzia Interregionale del Po http://www.agenziainterregionalepo.it ) e che millantano governo, potere, conoscenza, legittimità su quello che vi accade sull’acqua, tra gli argini, le golene.

Immagine

Immagine

Immagine

Questo tutto sulla carta perché a fine navigazione una delle cose che abbiamo capito è che questo è ancora uno dei pochi posti in Italia di pura libertà, solitudine e anarchia. Non è questione di poter e/o voler fare quello che si vuole: il fatto è che nessuno vigila e presidia nella realtà le centinaia di chilometri di ambiente fluviale lasciato al governo di chi lo vive, abita, percorre, sfrutta. Legalmente o in maniera illecita.

Immagine

Immagine

Immagine

Il tutto non in pieno Sahel, nella Tundra o in Patagonia ma all’interno di un bacino che tocca il 25% della superficie nazionale, produce il 40% del Pil italiano, il 37% dell’industria e il 46% dei posti di lavoro, avente 16 milioni di persone residenti nell’area traversata dal Po. In qualsiasi paese responsabile la valorizzazione e le problematiche di questa arteria fluviale sarebbero un punto fisso nell’agenda di governo e tra le prime 10 priorità nazionali. Lo stato del fiume testimonia da solo che chiaramente non è così.

Immagine

Un sito essenziale da consultare per chiunque voglia percorrere il Po in stagione estiva è questo: http://www.arni.it (Chiaramente essendo un sito molto utile ma destinato a poche persone interessate, è complesso accedervi…. bisogna aprirlo con Explorer, ma spesso vi rimbalza se non avete flash e adobe). Andate sul menu attività e scaricate il pdf con il bollettino giornaliero. Questo da indicazione dei pescaggi minimi dei fondali e degli idrometri, delle differenze in centimetri con il giorno prima, del posizionamento delle boe di segnalazione dei fondali in ogni tratta.

Immagine


Immagine


Queste boe sono importanti perché integrano la segnalazione fluviale standard posizionata sull’argine soprattutto in quei tratti dove le secche del fiume non seguono una logica ordinaria. La boa rossa va lasciata a destra dell’imbarcazione scendendo verso il delta, quella bianca a sinistra. Chiaramente in risalita vanno lette al contrario.

Giusto un remind sulla segnalazione fluviale: sembra banale dirlo ma vanno davvero imparati bene i cartelli e non c’è da supporre che siano utili solo nel periodo estivo. Anche con più acqua c’è da considerare che in molti tratti il Po si allarga in maniera improvvisa ed estesa, passando rapidamente da metri a centimetri di pescaggio e la lettura rapida delle segnalazioni è essenziale.

Qui trovate i cartelli di segnalazione fluviale:

http://www.agenziainterregionalepo.it/n ... etica.html


Immagine


La lettura dei bollettini giornalieri sui livelli del Po ha inondato nel mese di luglio il nostro quotidiano famigliare: pur non avendoli mai sentiti nominare ne sapendo esattamente dove fossero, posti come Isola Malavasi, Fronte Ficarolo, Monte Stienta, Valle Curva n°13, Ca Prinella, Valle Gaiba hanno invaso la nostra vita, le nostre comunicazioni telefoniche, gli sms, gli argomenti di conversazione. Variazioni al ribasso di 10 cm a Monte Stienta buttavano ombra sul nostro esistere, livelli invariati a Bonizzo dubbi sul futuro, un rialzo di 20 cm a Fronte Ficarolo erano una buona ragione per chiamate telefoniche ottimistiche tra me ed Elena.

Immagine

Immagine

Per farla breve, il bollettino del 24 luglio non dava scampo: troppi i passaggi con 70 e 80 cm di pescaggio massimo e quindi la prospettiva sarebbe stata di varare a Fusina o Marano per poi proseguire in Croazia.

Immagine

Ma poi il miracolo: le rare piogge di fine luglio e la sete di acqua delle coltivazioni del mais con conseguente richiesta di apertura delle dighe lacustri e alpine hanno fatto registrare ovunque una crescita di 15 / 20 cm del pescaggio minimo del Po, che si posizionava quindi nei tratti critici almeno a 90 cm. Inutile chiamare l’Aipo, le Regioni o le Provincie, qualche telefonata qua e là ai circoli pescatori sugli argini e la decisione era presa: magari torneremo indietro ma valeva la pena di tentarla. Come ci ha detto più di un pensionato fluviale: “male che vada vi insabbiate!!”

Immagine

Immagine

Immagine


Lasciare macchina e carrello presso la nautica “Amici del Po” (http://www.amicidelpo.com/ - tel. 339.7298217) al Ponte della Becca di Pavia era l’ultimo dei problemi, i loro servizi sono di ottimo livello e li conosciamo bene per averli già utilizzati.


Immagine

Questo però avrebbe voluto dire by passare per due volte la diga Enel di Isola Serafini appoggiandosi alla MAC di Cremona o alla New Nautica di San Nazzaro (Isola Serafini), che avrebbero dovuto trasbordarci con i loro mezzi e carrelli ad un prezzo di circa 150 euro a tratta.

Immagine

Ma non era tanto un problema di costo, non volevamo rinunciare a percorrere il Po da Pavia a Cremona in un tratto che risulta il meno antropizzato del grande fiume. Il nostro intento era percorrerlo per tutta la sua estensione, sono esperienze che si fanno una volta nella vita e ci piaceva scoprirlo per tutta la sua lunghezza navigabile.

Immagine


Ma diamo qualche numero: il Po dalle sue sorgenti del Monviso fino al mare misura 652 km. Di fatto per noi gommodotati di tubolari, motore con gambo lungo ed elica, il Po navigabile comincia in un punto molto preciso: al Ponte della Becca di Pavia dove il Ticino porta centinaia di metri cubi di acqua provenienti sin dai ghiacciai svizzeri e dal Lago Maggiore rendendo navigabile il tratto del fiume per un totale di 378 km (204 mn) fino all’Adriatico.

Immagine

Da Pavia a Trieste lungo le idrovie e le lagune il tratto navigabile diventa di 303 mn, 561 chilometri.

Immagine


Non che il Po non sia navigabile prima di Pavia, è inaccessibile per noi ma diventa fruibile in maniera “intermittente” con canoe, imbarcazioni a fondo piatto e con motori a gambo corto. Rinunciare al tratto Pavia - Cremona voleva dire non godersi le prime 46 miglia navigabili del Po fino a Isola Serafini.

Per evitare una logistica complessa abbiamo quindi optato per varare il gommone a Isola Serafini presso la New Nautica di Brusamonti (http://www.newnautica.it/ - tel 0523.827566) risalendo contro corrente il fiume fino al Ponte della Becca per poi ridiscenderlo di nuovo verso la diga.
Il giorno del varo nel bacino antistante la diga di Isola Serafini dove è situata la gru di alaggio della New Nautica (30 euro varo e alaggio) vi era un beneaugurante scafo storico della Pavia - Venezia che, con l’affascinante sound dei tubi di scappamento, sfrecciava facendo ghirigori sull’acqua con l’elica di superfice.
Uno spettacolo osservare la velocità con cui l’elegante e leggera carena in legno scivolava sul pelo del fiume a velocità superiori ai 50 nodi che gli consentivano anni fa di raggiungere Venezia in meno di 4 ore!

Immagine

Immagine

Immagine

Il ricordo è subito andato al raduno del febbraio 2016 dove con Bobbo avevamo organizzato una stupenda giornata di amarcord a Pavia tra testimonianze dei piloti, piatti tipici:

viewtopic.php?f=9&t=24391&hilit

visita al museo della Pavia – Venezia con tantissimi scafi, motori e reperti d’epoca:

viewtopic.php?f=64&t=24486&hilit

Segue...
Ultima modifica di gambocat il 17/10/2017, 21:31, modificato 3 volte in totale.

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 12:19

Immagine

Messo quindi il gommone in acqua dolce puntiamo la prua verso ovest per risalire verso Pavia: noi frequentiamo i laghi padani ma vi sono due differenze sostanziali che si percepiscono quando si naviga sul Po.

Immagine

Immagine

Vedendolo dai ponti o da sopra gli argini non si comprende esattamente la sensazione di “avvolgimento” che dà il fiume.

Immagine

A pelo d’acqua si è, durante la stagione estiva, almeno a dieci metri sotto il livello superiore dell’argine per cui il mondo esterno e l’orizzonte della pianura spariscono, scompaiono. Cala di colpo non la nebbia ma un sipario verde sul mondo esterno fatto di vegetazione e pioppeti a cui sopravvivono solo i campanili, le ciminiere, gli acquedotti, le rare strutture sull’argine per il funzionamento delle idrovore o delle paratie per i canali di irrigazione.

Immagine

Immagine

Oltre l’argine potrebbe esserci la sagra del pesce persico o dei rave party con migliaia di persone e musica a cannone ma gli uomini, le infrastrutture e suoni spariscono dalla visuale e dalla presenza di chi naviga nel Po, lasciandoli nel loro piatto e silenzioso scorrere tra uccelli, anse sinuose, sabbia, solitudine. Non si è visti e non si vede più il mondo esterno diventando parte di una “minoranza etnica” che esiste nell’alveo del fiume tra i due argini.

Immagine

Immagine

Per chi è abituato a navigare in mare o sui laghi c’è un’altra strana sensazione: la totale assenza di onda. Sembra una banalità ma la rotta qui non la si stabilisce in base al vento, all’onda, alle condimeto. Il percorso è obbligato dall’alveo del fiume e dai segnali di navigazione. Nel periodo estivo l’attenzione e la concentrazione non sono tanto proiettate oltre la prua ma sotto la chiglia a vigilare costantemente sul pescaggio che varia continuamente e che non segue sempre le logiche del fiume o i cartelli di navigazione.

Immagine

La corrente appiattisce l’onda e trasforma il fiume in uno straordinario circuito dove l’assetto del battello resta stabile e cambia unicamente in funzione del fatto che si navighi contro o in favore di corrente. L’occhio resta quindi vigile sull’ecoscandaglio in ragione della pressoché nulla trasparenza dell’acqua che non ti fa percepire se peschi 80 o 800 centimetri. Il pescaggio varia rapidamente in pochi metri da 5 a 0,5 metri in base al fiume che si allarga, alla posizione che si percorre dell’ansa del fiume, alle leggi della corrente e dai banchi di sabbia depositati dalle piene.

Immagine

In questo tratto verso Pavia, tra Isola Serafini, Caselle Landi, Mortizza, Piacenza, Somaglia, Monticelli Pavese si trovano le più vaste anse del fiume Po, molto accentuate, lunghe e sinuose che non troveremo invece nella discesa da Cremona al mare dove il Po diventa più “lineare” e con curve a minore raggio. In questo tratto vi sono scenari incontaminati dove il corso d’acqua si prende tutto lo spazio che vuole tra pioppeti, robinie, golene, vegetazione tipicamente padana aggrappata sugli argini. Qui la presenza umana è quasi nulla tranne qualche barchetta da pescatore, rarissime le case sull’argine e i pontili galleggianti.

Immagine

In questo tratto si passano i ponti autostradale e ferroviario di Piacenza, percorsi in auto e treno centinaia di volte guardando dal finestrino la sotto un fiume che dall’alto sembra meno enorme di quello che è. Dal pelo dell’acqua si percepisce invece la vastità dell’alveo.

Immagine

Immagine

Immagine

Nel proseguo verso ovest diminuisce il pescaggio e serve seguire la parte periferica delle anse del fiume per guadagnare l’acqua che serve all’elica. Tra Parpanese, San Zenone al Po e fino a Pavia si apre una sorta di rettilineo dove ci fa effetto trovare accoccolata a bordo fiume un’imbarcazione di notevoli dimensioni:

Immagine

Non essendovi verso Pavia porti o cantieri navali se questa chiatta è qui sicuramente è perché ci è arrivata galleggiando con le proprie forze, segno che un tempo la conca di Isola Serafini permetteva il transito di grosse imbarcazioni per il naviglio mercantile e il fiorente commercio di sabbia e ghiaia che da sempre si svolge sul Po.

Immagine

Ed eccoci al Ponte della Becca di Pavia. Qui la nautica “Amici del Po” è la prima vera struttura da diporto a monte del fiume, dove si trovano ormeggio, gru di alaggio, benzina, possibilità di lasciare auto e carrello, assistenza per i motori.

Immagine

Immagine


Oltre questo ponte non si va: proprio sotto le sue vecchie, malconce e discusse strutture di ferro di colpo il fiume si appiattisce, perde quel metro di pescaggio per passare ad avere un paio di spanne d’acqua. Queste non sono più acque da racconto per i nostri tubolari.

Immagine

Immagine

Fin qui siamo arrivati e da qui ripartiamo in favore di corrente sapendo che da Pavia, che ci lasciamo adesso alle spalle, Trieste è lontana 303 mn da guadagnarsi in 4, 5 o 6 giorni di navigazione e per certi versi il fiume sarà un percorso a ostacoli tra sabbie, cambiamenti climatici, segnali fluviali, bizzarrie della corrente.

Immagine

La voglia di vivere questa avventura c’è ma dobbiamo fare i conti con un pescaggio del nostro gommone che in galleggiamento alla fonda abbisogna di 85 centimetri e che in navigazione a venti nodi trimmati scende a 70 cm di pescaggio. 70 come l’altezza dell’acqua di oggi riportata nel bollettino Arni a Stienta e Ficarolo.

Immagine

Immagine

Immagine

Segue....
Ultima modifica di gambocat il 17/10/2017, 21:35, modificato 1 volta in totale.

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 20:40

DA CREMONA A OSTIGLIA

In previsione di questa navigazione abbiamo provveduto a dotarci delle sospendite. A noi piace essere autonomi nell’uso del gommone e siamo “gente da scivolo” ma lungo il Po questo è un modo di alaggio spesso impraticabile in ragione degli argini e delle piene.
Per questa ragione stamattina il gommone sta penzolando a venti metri di altezza appeso all’argano della MAC di Cremona, dove abbiamo lasciato auto e carrello compiendo via gomma quei dieci chilometri che ci distanziano dalla New Nautica di Isola Serafini.

Immagine

Immagine

La MAC (http://www.mac.cr.it/ tel. 0372 456634) è una struttura che fa parte della storia e della cultura della motonautica e del diporto fluviale lombardo. Domina dall’alto dell’argine il Po tutto e quello che vi transita verso il delta.

Immagine

Immagine

In questi anni di chiusura della conca la MAC è l’unica opzione di varo e alaggio per la navigazione del fiume e lo testimoniano le centinaia di imbarcazioni al pontile e a secco.

Immagine

Qui fanno anche base alcune curiose agenzie tedesche, austriache, ungheresi che organizzano vacanze pesca – fluviali: per una o due settimane i partecipanti si accampano sui banchi di sabbia in riva al fiume e trascorrono il loro tempo tra pesca, avventura e solitudine. Il Sig Giovanni, che alla MAC si occupa dei servizi nautici ed è davvero un fenomeno, conferma che anche quest’anno la loro frequentazione è intensa e infatti questi strani turisti li incontreremo a più riprese nei prossimi giorni.

Immagine

Immagine

Lentamente e con leggera ansia il gommone, con i suoi 3 quintali di equipaggiamento aggiuntivo per il camping nautico, il campeggio a terra e tutto quello che ci servirà per viverci sopra nelle prossime due settimane, scende dall’argano fino a toccare l’acqua del fiume.

Immagine

Immagine

Molliamo gli ormeggi alla base della MAC e ci lasciamo trasportare inizialmente a elica ferma: Il dislivello tra Cremona e il mare, nonostante i 280 chilometri di distanza, è di soli 27 metri ma questo non impedisce alla corrente di avere una velocità costante di 2.7 nodi come riportato dal Raymarine, indicatore che quindi andrà considerato nella rilevazione delle prestazioni in navigazione, sia a favore che contro la corrente.

Immagine

Immagine

Come sempre non abbiamo nulla in coperta e tutto sta chiuso nei gavoni che sono carichi come del resto il serbatoio della benzina (150 litri). Diamo di manetta e teniamo inizialmente una cauta andatura intorno ai 17 nodi cercando di prendere familiarità con la modalità di navigazione fluviale.

Immagine

In periodi di magra sul fiume si imposta una rotta da “ubriachi”, nel senso di accentuare molto la percorrenza periferica dell’ansa del fiume, spostandosi da una sponda all’altra in concomitanza del segnale di “abbandono di sponda”. Le differenze di profondità sono importanti e il dato dell’ecoscandaglio passa rapido da 90 cm a 2 metri stando anche solo un metro più esterno nel raggio della curva. A volte la mancanza di pescaggio ci spinge a passare a “due passi” dalle pietre dell’argine, ma questo è quanto richiesto dal fiume in questa assetata estate del 2017.

Immagine

Sono visibili a occhio nudo le secche di sabbia emerse mentre, non vedendo la profondità a occhio nudo, l’ecoscandaglio conferma che fuori da quel paio di metri di tolleranza dove il pescaggio e almeno intorno al metro, si va progressivamente in zone dove l’insabbiamento sarebbe garantito.

Immagine


Già a un paio di miglia dopo Cremona si è immersi nell’ambiente fluviale che cominciamo a osservare, ammirare e apprezzare anche per il suo continuo variare tra alberi, canneti, bassa vegetazione lungo la costa, secche sabbiose popolate di uccelli, paludi e golene.

Immagine

Fino al delta i due argini del fiume hanno sempre due facce: una rinforzata da pietre e strutturata con una forte pendenza nel lato esterno dove il terreno durante le piene del fiume deve sopportare la maggiore pressione. L’altro, quello nella parte interna della curva è invece un argine in terra, coperto di vegetazione e che degrada dolcemente verso l’acqua accompagnato spesso da decine di metri di sabbia emersa. In diversi tratti questo argine “debole” non è continuo e lascia aperti dei varchi per le golene di inondazione che servono a calmierare l’onda di piena andando a inondare vaste aree di tamponamento con centinaia di ettari di pioppeti, mais o terreni incolti.

Immagine


Navighiamo per le prime decine di miglia passando (lo dice il GPS perché noi non vediamo nulla!) Polesine Parmense e trovando ogni tanto una draga, una chiatta da carico, dei carrelli trasportatori che dall’argine caricano e scaricano materiale da cava. Ogni tanto un gabbiotto da pescatore o un pontile galleggiante ma senza troppi segni umani. Notiamo l’assenza quasi totale di navigazione sul fiume, che si limita a volte a una barchetta da pescatore all’ancora nella corrente.

Immagine



Il ritmo della navigazione è scandito dai passaggi sotto i rari ponti sui quali sono fissate le segnalazioni fluviali per il transito sotto la campata navigabile, i chilometri di fiume che lo distanziano dalla sorgente del Po e il nome della località. Transitiamo sotto il ponte di Casalmaggiore ma quello che fa riflettere è pensare che la carreggiata lì a 15 metri di altezza possa essere lambita dall’onda di piena. Sembra incredibile che il vuoto sopra di noi sia riempibile da milioni di metri cubi di acqua.

Immagine

Immagine

Ma il dubbio ce lo tolgono i piloni dei ponti: hanno appesi alle loro strutture portanti il segno degli eventi di piena, piloni come testimoni di paure e timori a cui si aggrappano interi tronchi di alberi rinsecchiti, rami come altimetri di alluvioni, che ti pare impossibile siano arrivati “da soli” a dieci metri di altezza da dove galleggiamo ora, fino a domandarsi chi e come li ha posizionati perché sembra impossibile che l’acqua arrivi “fino a li!!”.

Immagine

Immagine

Ponti con addosso i segni del tempo e dell’incuria dell’uomo: plastiche di ogni tipo, contenitori, parafanghi, lamiere di lavatrici e frigoriferi, teloni, resti di imbarcazioni che popolano l’alveo in maniera illecita come i pescatori abusivi di pesce siluro. Il Po è di tutti, e di nessuno, da risorsa preziosa e opportunità l’impressione è che sia invece lasciato all’incuria di chi ne fa quello che vuole solo per il fatto di frequentarlo.

Immagine

Immagine

Immagine

Segue....
Ultima modifica di gambocat il 17/10/2017, 21:13, modificato 6 volte in totale.

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 20:41

Proseguendo verso il delta cominciamo miglio dopo miglio a intuire la traccia navigabile e non essendo questa una zona critica segnalata nel bollettino Arni né per la profondità minima né per la presenza di boe, aumentiamo l’andatura registrando in favore di corrente (2,7 kn a 26°temperatura del fiume e 55° quella del motore) questi indicatori:

21 kn – 3910 rpm – 13 lt/h
25 kn – 4330 rpm – 16 lt/h

Il fiume svolta a sinistra scorrendo davanti a Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone di cui recentemente ho riletto alcuni racconti di Gaureschi per predisporsi a questa full immertion basso padana. Il Po in questo punto è attraversato dal ponte di Viadana e sulla riva destra si trova il nuovo porto fluviale del Boretto, l’unica struttura attrezzata per il diporto nautico lungo tutto il fiume.

Immagine

Immagine

Qui su queste enormi chiatte galleggianti è possibile ormeggiare, trovare benzina sull’argine chiamando un operatore per telefono, varare o alare l’imbarcazione, accedere a bar e ristoranti.

La realizzazione di questa struttura trova ragione nel fatto che durante l’anno scolastico e nei week end vi è ancora una grande tradizione di turismo fluviale di migliaia di persone provenienti dalle vicine province lombarde ed emiliane. Qui attraccano le motonavi fluviali che dai laghi di Mantova discendono la conca di Governolo lungo il Mincio per poi percorrere il fiume contro corrente verso ovest e venire al Boretto oppure ridiscendere verso il delta e Venezia. I cartelli informativi, le passerelle, le strutture a terra testimoniano di questa vitalità turistico – fluviale che non troveremo altrove lungo il Po. Ma ciò che ci attrae più di tutto è ormeggiata li davanti nella riva opposta.

Immagine

Abbiamo raccolto diverse informazioni attraverso il suo sito: come una tigre in gabbia o un cetaceo nell’acquario la Stradivari è qui bloccata nel periodo estivo incapace di vincere i cambiamenti climatici e le secche che gli impediscono di scorrazzare lungo il fiume come fa per tutto il resto dell’anno carica di studenti, turisti, comitive, famiglie che da Mantova percorrono il Mincio e il Po per scoprirne la natura e i paesaggi unici.

Immagine

La Stradivari con i suoi 62 metri è la più grande e prestigiosa Motonave fluviale italiana (https://www.motonavestradivari.it/) ma ora è qui immobile e impotente davanti alla nostra prua. Nonostante il suo limitato pescaggio (80 cm) attende piogge e tempi migliori per tornare a far sognare i suoi passeggeri.

Immagine

Nella preparazione di questo viaggio ho avuto il piacere di contattare telefonicamente il mitico Capitano Landini, Comandante della Stradivari ed ex campione motonautico. Tramite il sito si può raggiungere facilmente e volentieri mi ha dispensato consigli sulla navigazione, sui punti critici, su dove trovare informazioni utili per il nostro tragitto, non scoraggiandoci nell’affrontarlo ma raccomandandosi di prepararlo con cura.

Immagine

Grande esperto della Pavia - Venezia in particolare mi ha segnalato le difficolta alla foce dell’Oglio, a Stellata, a Ficarolo dandomi dritte precise su come affrontare la navigazione e il rischio delle secche: fidarsi sempre della segnalazione fluviale e soprattutto delle boe, anche quando l’ecoscandaglio scende sotto il metro tenere sempre una velocità superiore alla planata per diminuire il pescaggio e vincere l’inerzia della pinna e del bulbo del motore nell’attrito con la parte fangosa del fondale, tenere la mano sempre sulla manetta e abbassarla prontamente solo quando si sente distintamente “la brusca incartata” dell’insabbiamento della chiglia, evitando di fermarsi, dando di gas con l’elica trimmata a pelo d’acqua sfruttando l’abbrivio e virando contro corrente tornando dalla direzione da cui si viene. Inutile tentare la marcia indietro quando la chiglia affonda nel fango.

Immagine

Fino a qui non ho avuto occasione di testare le dritte del Comandante Landini, ma si riveleranno utilissime quando a poche miglia dal Boretto, dalla foce dell’Oglio in poi il fiume comincerà ad avere zone critiche. Salutiamo la Stradivari che sogna l’arrivo dell’inverno in attesa di riguadagnare Mantova e i suoi passeggeri.

Immagine

Proseguiamo verso Guastalla e Luzzara, qui il Po punta verso nord – est in un percorso lineare ma sempre interessante. Ci sembra di vivere in un documentario o in un film, dove ogni miglio offre scenari diversi e unici. Certo immaginiamo che con maggiore portata il fiume possa essere più “monotono” nascondendo le isole di sabbia e gli scenari insoliti dei fondali emersi in questo arido agosto.

Immagine

Immagine

Nonostante i nostri costanti 21 – 23 nodi, necessari anche per vincere la cappa di calura che ti avvolge appena scendiamo in dislocamento, le distanze fluviali restano importanti con le miglia che vanno guadagnate e che non ci consentono di pianificare esattamente dove potremmo arrivare stasera per trascorrere la notte. Non sono tanti i punti utilizzabili per il CN: per ora abbiamo nel mirino Ostiglia dove sappiamo esservi un circolo pescatori che ci ha confermato disponibilità di ormeggio e accesso ai servizi sulle chiatte galleggianti.

Immagine

Segue....
Ultima modifica di gambocat il 17/10/2017, 21:15, modificato 3 volte in totale.

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 17/10/2017, 20:45

Quasi attratto dalla sua sorgente alpina, ora il fiume vira bruscamente a ovest e stavolta sappiamo bene dove siamo perché ci eravamo preparati: l’Oglio confluendo nel Po crea uno scenario unico in tutto il corso del fiume, più riconducibile a una laguna che a un alveo fluviale.

Immagine

Immagine

Partono rami secondarti del fiume da più parti e anche i cartelli segnaletici perdono l’orientamento mentre dalla riva vediamo schizzare alle canne vari pescatori che ritirano le lenze che lasciano lunghe per intercettare il pesce siluro che pare ami bazzicare la succulente foce dell’Oglio e quello che trasporta.

Immagine

Guardandoci in giro abbiamo dubbi sulla direzione: andiamo di qui, no meglio di là, il cartello a rombi bianco rosso indica a sinistra ma là si vede sabbia emersa, forse meglio a des… e di colpo ci troviamo insabbiati. Poco fa l’ecoscandaglio dava quasi due metri. Su di trim, gas al motore, elica che genera a pelo d’acqua una fontana mista di acqua, sabbia, fango e torniamo di 180° sui nostri passi. Intorno sentiamo le grida e le voci dei pescatori rumeni, più intenti a tutelare le loro lenze che a indicarci la direzione con sufficiente pescaggio anche perché non mi pare che ci sia sto gran traffico di imbarcazioni in giro e gli sembreremo certamente gente che “ha sbagliato strada”. Inutile chiedere a loro dove passare.

Immagine

Il segnale fluviale è certamente “datato”, indica di abbandonare la riva verso la parte opposta ma così faremmo prima ad andare a salutare a piedi lungo la secca i pescatori e il loro accampamento.

Immagine

Per logica resta un unico stretto corridoio che punta alla foce dell’Oglio dove la portata potrebbe essere maggiore.

Immagine

Immagine

Con Elena a prua a scrutare il fondale poco visibile rilancio la planata: il Raymarine sentenzia 140 cm, 130, velocità 15 kn, 100 cm, 80, 80, velocità 21 kn, 80 cm, 90, 70, 70, 80, 100, 120 e tenendo il fiato ci troviamo proprio davanti alla foce stando vicinissimi all’argine dove il fiume compie un’ampia ansa a destra e troviamo abbastanza acqua per proseguire in un ambiente davvero anomalo con acqua, sabbia, pietre, tronchi d’albero arenati, isolotti di melma ovunque e piazzate qua e là le tende attrezzate dei pescatori che come marines sorvegliano, od occupano, questa no man land.

Immagine

Alcune boe rosse e bianche a un centinaio di metri li davanti ci riportano alle regole del gioco, suggerendo come fare uno slalom tra fondali che vedono solo loro ma le cui indicazioni ci riportano oltre il metro di pescaggio intercettando l’acqua di un ramo laterale del fiume che sbuca da destra.

Immagine

Ci ributtiamo verso est in direzione di San Benedetto Po da dove cominceranno a essere più numerosi i passaggi normati dalle boe e con pescaggi difficoltosi. Nella nostra scarsa esperienza fluviale ci siamo domandati: ma se il Po nella sua discesa al mare intercetta progressivamente ben 141 affluenti, tra cui qualcuno importante come i fiumi Dora Baltea, Sesia, Tanaro, Scrivia e soprattutto i grandi affluenti Ticino, Adda e Oglio come mai al posto che acquisire acqua ne resta privo tanto da creare zone critiche tra Ostiglia e Ferrara dove oramai la maggior parte di dote in acqua l’ha avuta?

Immagine

Certo ci sono da scontare le idrovore e i canali di irrigazione che partono ad alimentare gli assetati campi di mais padani ed i frutteti emiliano - romagnoli, ma la risposta cominciamo ad averla nella conformazione dell’alveo che non è più come quello che abbiamo visto da Pavia a qui: a volte il Po varia il suo confluire nella sede regolare tra argini distanti tra loro un centinaio di metri per espandersi in slarghi e bacini molto più vasti, dove chiaramente l’acqua si disperde in più direzioni abbassandone il pescaggio e il fiume diventa un percorso ad ostacoli dove d’estate solo le boe rosse e bianche sanno indicare una traccia non sempre intuitiva come in situazioni “normali”.

Immagine

Immaginiamo che navigare il grande fiume in primavera e autunno sia completamente diverso e molto più rilassante. Certo ci sarebbe il problema dei tronchi, rami e detriti galleggianti a pelo d’acqua che noi non abbiamo e al posto delle secche problemi di corrente con maggiori influenze sulla chiglia e il controllo dell’imbarcazione. Vorrà dire che dovremo tornarci in situazioni meno estreme; dopo qualche miglio a zig zag vediamo svettare oltre l’argine tre ciminiere bianco – rosse.

Immagine

Rapido controllo al GPS per scoprire che siamo ad Ostiglia, una delle potenziali destinazioni di oggi e ci rendiamo conto che nel nostro navigare in modalità anti-insabbiamento non ci siamo neanche accorti di avere passato alla nostra sinistra la foce del Mincio e la conca di Governolo che portano a Mantova. Poco male, sarà per il ritorno perché in teoria, se tutto va bene, è da lì che torneremo sul Po dopo avere percorso il Canal Bianco, il naviglio mercantile che scorre parallelo al grande fiume permettendo alle chiatte commerciali di arrivare da Mantova al mare anche in questi mesi di siccità.

Immagine

Sono circa le tre del pomeriggio e navighiamo da 6 ore. Avevo verificato la conformazione del fiume qui ad Ostiglia che in un’ampia virata a destra si appoggia ad un alto argine nascondendo dietro un’insenatura cieca le strutture galleggianti collegate dalle passarelle a terra della Società Nautica Ostigliese (tel. 0386 32357)

Immagine

Ci avviciniamo in dislocamento e subito la cappa di caldo agostano che in navigazione era gestibile diventa rovente come il ferro dei pontili. Leghiamo il gommone alla “fuggi via tanto qui non c’è corrente” e ci ripariamo all’ombra della tettoia dove troviamo due miracolosi distributori che sfornano bevande e acqua ghiacciate!!!!

Immagine

Sul pontile un pescatore socio dell’Associazione con tanto di secchio pieno di pesci preludio di una serale zuppa fluviale, ci accoglie e resta volentieri a raccontarci la vita “di Po” (come lo chiamano qui) in quel di Ostiglia, le conseguenze di una secca che a questi livelli non ricordava neanche lui, delle isole di sabbia che si sono create sul fiume, delle escursioni alle oasi naturalistiche che organizza l’associazione, della tanta gente che vi è tornata a passare le giornate lungo gli argini come non si vedeva da tempo, di fare attenzione al ritorno alla conca sul Mincio perché l’acqua è molto bassa e soprattutto quale situazione troveremo nelle prossime venticinque miglia, che sono le più critiche segnalate anche dal bollettino Arni.

Immagine

Ora decideremo che fare, se stare qui la notte o proseguire ma c’è prima da consultare le informazioni stampate che abbiamo a bordo per sapere che opzioni abbiamo entro un paio d’ore massimo di navigazione. Il nostro amico ci conferma che l’allargarsi del Po a Ficarolo richiede molta prudenza e che gli unici ormeggi per potere pensare al CN (sono anni che a Ostiglia non lo fa più nessuno mentre ci conferma che prima era norma…) sono il pontile dei pescatori di Stellata oppure la Trattoria sulla chiatta sotto il ponte che da Occhiobello va a Ferrara.

Immagine


Segue...

Jachi
Abituale
Messaggi: 689
Iscritto il: 22/08/2013, 11:20
Gommone: Cab Dorado 7.5
Motore: Mercury Verado F 250 XL

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Jachi » 17/10/2017, 22:42

:clap: :clap: :clap:
Cab Dorado 7.5 - Mercury Verado F 250

Avatar utente
Leo F
Abituale
Messaggi: 531
Iscritto il: 10/10/2011, 17:24
Gommone: Akes 22' walkaround by AQA
Motore: Yamaha F200FETX
Località: firenze

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Leo F » 18/10/2017, 23:01

Grande Davide,complimenti!
Ti seguo passo passo...leggo tutto...i bollettini di luglio..mitici )212(

Avatar utente
gambocat
Abituale
Messaggi: 1119
Iscritto il: 25/09/2011, 8:51
Gommone: Led 590 by Brianza Nautica
Motore: Mercury 115 efi
Località: Brianza & 5 Terre

Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 21/10/2017, 17:18

DA OSTIGLIA A PONTELAGOSCURO


Da Cremona al mare sono 151 miglia, facendo due conti con il serbatoio dovremmo farcela ad arrivare a Venezia l’indomani perché rilevo dall’indicatore carburante che il minor consumo in favore di corrente “si sente”. In alternativa il primo distributore utile è a Porto Viro presso la nuova marina o a Porto Levante dove il delta si perde in Adriatico.

Immagine

Ma per entrambe le soluzioni dovremmo fare un allungo rispetto alla conca di Volta Grimana e all’idrovia Po Brondolo. Non ha senso rischiare, mi ero segnato un appunto da Google Earth che a 600 metri oltre l’argine di Ostiglia c’è un benzinaio per cui con il carrellino al seguito ritorno nel “mondo civile” a caricare 25 litri di carburante che ci consentono certamente l’autonomia fino a Chioggia.

Immagine

Alla fine del racconto un obiettivo sarà anche di completare la lista dei servizi nautici da diporto disponibili “a tiro di argine” lungo il percorso da Pavia a Trieste, auspicando che nel Forum lo si possa integrare in base a conoscenze e contatti personali ed avere finalmente in house l’unico data base aggiornato per chiunque voglia affrontare questa navigazione da diporto.

Immagine

Con tanto di carrellino e tanica al seguito dall’alto dell’argine osservo in basso nella canicola il piatto e squadrato paese: mi vengono in mente i film di Don Camillo e del Commissario Soneri quando non si vede anima viva a causa del caldo (o delle nebbie…). In questo inizio agostano non incontro nessuno e persino il distributore è solo self service. Sembra di stare in un western da città abbandonata. Torno al pontile dove almeno c’è acqua fresca e salutiamo il nostro amico pescatore che chiude dietro di lui il cancello della passerella che collega la Nautica Ostigliese all’argine, lasciandoci “prigionieri” sulle chiatte attrezzate.

Immagine

Breve consulto familiare: ok qui c’è la doccia, i servizi, stasera riapre l’associazione e faranno da mangiare, potremmo restare in CN, ma il pensiero di trascorrere 4 o 5 ore in questa cappa saheliana ci batte in testa a tre cilindri. Abbiamo ancora diverse ore di luce, decidiamo quindi di tornare nel nostro “percorso vita” a goderci questo fiume e i suoi scenari davvero unici: nella repubblica libera dei pensionati al massimo ci insabbieremo ma di sicuro l’elica non sbatterà sul fondo del fiume contro nessuna pietra! Mettiamo la benzina nel serbatoio e diamo di manetta.

Immagine

Immagine

Poche miglia ed eccoli finalmente i luoghi, i campanili, i ponti, gli slarghi del fiume che disperdono la poca acqua e che hanno accompagnato la nostra pianificazione estiva.

Immagine

Revere, Melara, Isola Bianchi, Castelmassa, Felonica, Ficarolo, Stellata, Galba, Castelfranco, Occhiobello scorrono veloci a 20 miglia nautiche mentre sotto di noi il pescaggio oscilla tra i 90 e i 70 centimetri con la pinna del motore che miglio dopo miglio passa dal nero cupo all’acciaio vivo!

Immagine

Immagine

Questo è un tratto davvero impegnativo con boe che integrano la segnalazione sull’argine e seguono rotte più da slalom speciale sulla neve che da chiglia nell’acqua. Ci insabbiamo alla grande tre volte a causa dell’istinto e il timone che vanno verso la parte ampia dell’ansa del fiume mentre il passaggio è stavolta in quella corta dove non vediamo in tempo le boe.

Immagine

Prima che il panico ci assalga quel mulo del Mercury ci stupisce ancora: spinge trimmato i 15 quintali del battello con sotto una spanna di acqua alzando fango e spruzzi di palta a poppa, sperando che santa girante non smetta di pompare il poco liquido che passa dalle feritoie….

Immagine

Qualche sosta forzata sia per risettarci che per osservare i paesaggi e da Ostiglia impieghiamo più di due ore per fare venticinque miglia. A Pontelagoscuro il Po vira bruscamente a nord est risalendo in direzione del mare. Ma per oggi basta, non solo il motore ma anche noi alziamo bandiera bianca sopra i guidoni e bandiere che sventolano stanchi sull’antenna del vhf. La radio è spenta, primo perché non sapremmo con chi comunicare, secondo perché in caso di avaria qua dentro al fiume avrebbero maggiore successo i segnali di fumo più che le onde marconiane.

Immagine

Risaliamo contro corrente la banchina e ci ormeggiamo alla Trattoria “Il Pontile” (tel 0425 756183) di Santa Maria Maddalena. Non c’è ancora nessuno ma troviamo uno spazio libero in fondo al pontile, nulla di che ma niente male per trascorrere la notte in CN.

Immagine


Come ovunque nel fiume il silenzio è totale. Molto con calma cominciamo a predisporre il CN con una certezza: non se ne parla di mettere la parte esterna blu impermeabile e lasciamo solo la zanzariera protetta dal tendalino. Abbiamo l’acqua per la doccia e ci appoggiamo ai servizi della trattoria dove ceneremo la sera osservando il tramonto dietro la curva del Po da dove siamo arrivati.

Immagine

Al pontile sono ormeggiate imbarcazioni diverse tra loro a riflesso dell’uso (o mancato uso) che ne fanno i proprietari: lance in alluminio da pesca con lenze e reti sparse sul pagliolo, barchette in legno con supporto esterno del fuoribordo, piccoli cabinati più o meno curati con idrogetti o eliche palesemente fermi da anni, qualche pilotina da diporto usate di recente. Con il calare della luce arrivano due coppie di pescatori ad allestire le barche: sono attrezzati per restare fuori la notte mettendo le tendine a terra nelle secche di sabbia e li vediamo partire contro corrente verso la gincana che abbiamo percorso da Ostiglia.

Immagine

Il paese di Santa Maria Maddalena è li dietro l’argine ma gli unici rumori che arrivano sono dal ponte che attraversa il fiume verso Ferrara.

Immagine

Dopo la cena ci infiliamo nella tenda dove arriva una piacevole sensazione di umidità e frescura notturna. Da qui al delta mancano circa quattro ore di navigazione, più il tempo perso a cercare di non insabbiarsi.

Immagine

Segue...
Ultima modifica di gambocat il 21/10/2017, 19:16, modificato 8 volte in totale.

Disable adblock

This site is supported by ads and donations.
If you see this text you are blocking our ads.
Please consider a Donation to support the site.



Torna a “Le Avventure, i Raduni e gli incontri in mare, i Raid e le foto dei nostri gommoni in navigazione”



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 34 ospiti