Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 21/10/2017, 17:20

DA PONTELAGOSCURO A VOLTA GRIMANA

La luce dell’alba ci avvolge e troviamo sul gommone i residui della ruguada notturna con il cimitero di insetti sparso su tubolari e cuscineria. Siamo autonomi per la colazione e ci prepariamo con calma alla partenza facendo due passi sul pontile e sull’argine. Se chiamassimo l’operatore dell’enorme conca di Pontelagoscuro (tel 0425 756183) li davanti a noi ci aprirebbe le porte verso una navigazione interna che ci porterebbe in poco tempo a Ferrara e poi tramite le conche di Valpagliara e Vallelepri a Porto Garibaldi.

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A questo link ci sono i numeri di telefono utili per l’apertura delle conche nelle idrovie Po – Brondolo e Litoranea Veneta: http://www.sistemiterritorialispa.it/Da ... isopra.asp

Ma noi oggi siamo attratti dal delta e molliamo gli ormeggi in favore di corrente lasciandoci trasportare sotto i due ponti stradale e ferroviario di Pontelagoscuro, dove sulla riva destra ci sono anche i pontili per il varo delle imbarcazioni. Qui il fiume punta decisamente verso oriente e il riflesso del sole sul grande specchio d’acqua è suggestivo, miglio dopo miglio aumenta la temperatura e noi togliamo giacca, poi cappello, poi felpa per restare già dalle nove in maglietta a vedere scorrere gli argini imponenti del polesine a Francolino, Canaro, Polesella, Guarda Veneta, Crespino, Berra, Papozze.

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Qui il Po è davvero molto ampio e con alti argini, aumenta la portata dell’acqua e progressivamente scompaiono i segni delle secche e delle sabbie.
Pioppi e alti alberi padroneggiano sugli argini le strade dove anni fa siamo passati in moto per andare verso il delta: è il primo weekend di agosto e navigando intorno alle venti miglia raggiungiamo , accostiamo e superiamo decine di ciclisti in controluce che ci vedono scorrere dall’alto e che si godono la loro pedalata panoramica.

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Faccio due calcoli sulle miglia e stimando che manchino un paio di ore richiamo il numero della conca di Volta Grimana (tel. 0426 323012), che avevo già preavvisato ieri sera del nostro probabile arrivo in mattinata. Mi rimandano a ulteriore telefonata da fare davanti alle paratie che nel frattempo apriranno nel versante del Po da dove arriviamo.

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A Papozze il fiume perde alla sua destra il primo ramo del delta: il Po di Goro se ne va verso Ariano Ferrarese, la Mesola, Goro e Gorino con la sua importante dote d’acqua. Qui il grande fiume sembra ribellarsi a questo scorporo e si attorciglia su se stesso come una biscia ferita formando un’enorme gicane che crea tra i due frontalieri paesi di Corbola e Bottrighe una grande S, con secche impressionanti alternate a pescaggi sopra i dieci metri. Uno scenario molto particolare con forti correnti e ampie vie di fuga per l’acqua verso le golene che immaginiamo siano inondate durante le piene.

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Usciamo da questo tratto tornando con la prua a est e sentendo per la prima volta l’odore del mare e della brezza carica di salino. C’è odore di delta e profumo di “Memorial Franca”, quello intenso che ci avvolge nel raduno di giugno organizzato dai Bucanieri e che sa di inizio di estate, di mare da navigare, di salmastro, di laguna, vongole e porchetta.

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Dal portolano del fiume so che il lungo ponte li davanti a noi è l’ultimo per la nostra navigazione fluviale dei 19 sotto i quali siamo passati partendo da Cremona. Ma so anche che questo ponte è segnalato per essere un “percorso minato” dove la segnaletica sulle campate del ponte, aventi un tirante d’aria superiore ai dieci metri, non corrisponde ai tratti realmente navigabili in estate. E infatti il rosario di boe bianco e rosso in controluce ci conduce in una stretta via di non più di 5 metri sotto un’altra campata, dove zigzagando segue la parte navigabile che in questa vastità del fiume è addirittura dragata per consentire il passaggio delle imbarcazioni.

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Cambia l’ambiente, cambia il nostro stato d’animo che si prepara a lasciare il fiume dopo tre giorni di navigazione complessa, ma cambia anche il nome dell’acqua sotto di noi che dopo la diramazione del Po di Goro è diventato Po di Venezia, là dove vorremmo arrivare entro stasera se tutto fila liscio lungo le conche dell’idrovia.

Mentre parliamo tra di noi e sfoglio la cartelletta con tutti gli appunti e i documenti sfila sulla nostra sinistra un canale e buttando l’occhio abbasso di colpo la manetta: ci siamo, l’ho vista decine di volte in fotografia, ne conosco la storia e non ci si può sbagliare guardandola nella sua grandezza, quella è certamente la Conca di Volta Grimana, costruita inizialmente negli anni venti e più volte ammodernata che con le sue immense paratie alte una decina di metri impedisce al grande fiume di inondare la parte nord della provincia di Rovigo, ma al tempo stesso regola il passaggio delle imbarcazioni verso l’idrovia Po -Brondolo che conduce verso la laguna veneta.

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Virando a sinistra verso la darsena davanti alla conca la sensazione è di essere piccoli, molto piccoli, troppo piccoli davanti a “sta roba”! Il silenzio è totale e la struttura incute un certo timore. Chiamo al telefono e risponde la sala macchine perché rispetto ai tempi dello zio Carlo, dove le paratie erano movimentate in loco, ora lo sono in remoto e infatti l’operatore al telefono mi conferma “ti vedo”.

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Guardando con più attenzione scorgo infatti le telecamere sui pali ai lati dei semafori. MI viene spontaneo di salutarlo e mi dice di essere pronto per l’azionamento dei sistemi idraulici. Mi chiede che direzione avrò per sapere se “dimenticarmi” nel caso andassi verso il Po di Levante e l’Adriatico oppure se continuo verso nord. Gli confermo l’opzione di arrivare e Chioggia e con un rassicurante “allora ti seguo” mi conferma che ci accompagnerà a video per aprire le conche sull’Adige e il Brenta ma di richiamare al telefono quando sono davanti all’ultima conca di Brondolo per entrare in laguna a Chioggia.

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Ci salutiamo e mi invita a entrare lentamente nella conca avendo già aperto la paratia in conseguenza della chiamata di stamani. Sembra strano che in questo paese dove si paga tutto il movimentare di paratie è “gratis”. Bene, quello che non possiamo sapere è se in questo momento il Po è più alto o più basso del Canal Bianco al di là della Conca di Volta Grimana e che velocità avrà la corrente lì dentro.

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Mentre sono ancora a riflettere un forte stridulo d’acciaio spacca il silenzio del fiume: le paratie si stanno lentamente muovendo e l’istinto è di dare di manetta a poppa per non fare la fine del topo…

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Inizialmente il lento fluire dell’olio nei pistoni rende impercettibile il movimento delle paratie che progressivamente diventa visibile e più veloce. A poppa verso il Po le due enormi porte si chiudono lentamente a battente dietro di noi e il movimento dura almeno dieci minuti dopo i quali ci troviamo chiusi nello spazio interno alle due paratie che misura almeno 150 metri.

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Cala il silenzio, lungo la parete di cemento costellata di anelli d’ormeggio nuota una nutria che evidentemente qui ha vita facile a cibarsi con le prede che restano chiuse nella trappola. Nuovo rumore stridulo e con la stessa lentezza si apre la paratia nord da cui entra progressivamente una processione di rami, canne, pesci morti, plastiche galleggianti sospinte dal maggiore dislivello del Po di Levante rispetto all’attuale bassezza del Po di Venezia da cui proveniamo.

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E’ una sensazione strana che ci rimanda alle antiche conche progettate da Leonardo e realizzate dagli Sforza che osserviamo d’inverno quando percorriamo l’Adda in bicicletta o ai filmati sulle televisioni satellitari quando spiegano il canale di Suez o Panama. Sembra difficile ma invece è tutto così… semplice, basta appunto avere due paratie stagne per far andare le barche in salita!!

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 21/10/2017, 17:23

L'IDROVIA PO - BRONDOLO, ARRIVO IN LAGUNA VENETA A CHIOGGIA E VENEZIA

Usciamo dalla Conca di Volta Grimana e dopo un centinaio di metri dalla sinistra parte il Canal Bianco che l’uomo ha scavato artificialmente fino a Mantova per permettere ai navigli mercantili di guadagnare il mare dalla pianura padana senza essere sottoposti alle bizzarrie delle piene o delle secche del grande fiume. Dalla foto qui sotto si vede il bivio: a sinistra la darsena verso Volta Grimana e a destra l'inizio del Canal Bianco verso Mantova:

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Se tutto va come da programma, al ritorno lo percorreremo passando le varie conche fino ai laghi di Mantova per poi ridiscendere nel Po, lungo il Mincio e la Conca di Governolo e tornare a Cremona.

Dopo un paio di miglia e attraversato il ponte verso Porto Viro ci si presenta un bivio e infiliamo la parte destra più ampia ma mi viene un sospetto. Rapido controllo al GPS e torniamo indietro perché dritti arriveremmo a Porto Levante e in Adriatico, ma noi dobbiamo prendere a sinistra il canale più stretto e proseguire verso Chioggia e Venezia.

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Il canale Po Brondolo scorre dritto e dopo tre giorni sul Po ora non siamo più immersi nella magia teatrale del palcoscenico dei suoi alti argini: a circa venti nodi navighiamo con dei canneti a lato che non ci impediscono di vedere i campi, le strade e sulla nostra destra il comune di Rosolina.


Il canale misura una decina di metri di larghezza ed è comunque un’idrovia più alta della pianura bonificata sopra la quale scorre. Siamo a fine mattinata e da Pontelagoscuro stamattina non abbiamo incrociato alcuna imbarcazione se non chiatte ormeggiate ai lati del fiume e degli argini. Dopo una ventina di minuti vediamo davanti a noi la luce rossa dei semafori prima di uno slargo del canale con un paio di enormi chiatte industriali ormeggiate. Siamo arrivati alle Conche di Cavanella d’Adige, ben più piccole di dimensione di quella che abbiamo passato uscendo dal Po e con paratie di un acceso color blu.

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Ci fermiamo alla distanza indicata dai cartelli e non so se chiamare al telefono la sala macchine o fidarsi di quello che mi ha detto l’operatore che mi avrebbe visto a video. Non passa un minuto che silenziosamente la paratia comincia a scorrere lateralmente come un cancello automatico, il semaforo volge al verde ed entriamo nella conca.

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L’apertura della porta opposta ci svela l’Adige con dietro il pittoresco campanile di Cavanella. Il Fiume è molto ampio e scorgiamo imbarcazioni che discendono verso il mare Adriatico che da qui dista poche miglia verso Rosolina.

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Ma il nostro per ora resta un percorso d’acqua dolce, d’aquaduulza come direbbe Van De Sfross, se riusciamo l’obiettivo è di arrivare a Trieste navigando il meno possibile in acqua marina. Lentamente ci dirigiamo verso la sponda opposta dell’Adige per transitare dall’altra conca dove, dopo avere lottato con il mezzomarinaio, ci liberiamo da un fasciame di canne e detriti galleggianti che ci ha accerchiato e avvolto all’apertura della paratia nord per riprendere la navigazione sull’Idrovia Po – Brondolo, che qui prende il nome di canale Valle.

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Dopo 4 o 5 miglia dritte come un fuso in mezzo alla campagna a sinistra e le strade di Sant’Anna a destra giungiamo al fiume Brenta con i rimessaggi e le nautiche lungo gli argini che ci sdoganano oramai definitivamente dalla nostra solitaria navigazione fluviale: buongiorno amici d’elica, vi portiamo un saluto anche dalle tante acque dolci di fiumi, canali, ruscelli che dal Ticino in poi hanno carezzato la nostra carena.

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Il Brenta non ha una conca verso il canale che proviene dall’Adige ma ne possiede una importante, quella di Brondolo, per l’entrata nella laguna di Venezia. Ora siamo in compagnia di diverse imbarcazioni tutte in attesa di transitare verso Chioggia.
Aspettiamo una buona mezzora e una volta entrati nella conca vediamo i comandanti legarsi agli anelli lungo la parete. Temiamo la corrente del dislivello ma evidentemente è più una prassi che un timore perché all’apertura della paratia l’acqua defluisce lentamente e in colonna sbuchiamo nel canale che porta a Chioggia.

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Un breve tratto di canale ed eccoci in laguna veneta: non è solo un luogo geografico, è il ritrovare un ambiente che ci piace a cui siamo legati e infatti la bandiera più altra sulla nostra antenna è quella di San Marco, che sarà contenta di tornare “a casa”! In dislocamento ci gustiamo questa tappa importante del nostro viaggio – vacanza: passiamo sotto i ponti di Chioggia e ci fermiamo per rifornirci di carburante e comprare qualcosa da mangiare.

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Fa caldo ma c’è anche la brezza del mare e troviamo un ormeggio temporaneo all’ombra nel canale centrale davanti a un palazzo dove sostiamo per il pranzo on board, un riposo e a pianificare il proseguo della giornata.

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Siamo a inizio pomeriggio e potremmo navigare oltre ma l’obiettivo di oggi è Venezia. Potremmo sostare a Fusina o alle Conche di Codevigo ma tentiamo di giocare l’asse: nei giorni scorsi avevo chiamato la prestigiosa Marina del Diporto Velico Veneziano all’Isola di Sant’Elena, a due passi da San Marco. Di posti non ne avevano e avrebbero eventualmente concesso un ormeggio se si fosse liberato quello di uno dei soci.

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Chiamo e mi dicono di passare verso le 15, ma senza garantire nulla. Decidiamo di tentarla e salutando Chioggia passiamo davanti alle bocche di porto per costeggiare l’interno della laguna lungo Pellestrina e il Lido. Il caldo del pomeriggio e anche una certa stanchezza si fanno sentire, sapendo che ci aspetta una serata veneziana, decidiamo di infilarci nel canale che attraversa l’isola di Poveglia ormeggiandoci all’ombra degli alberi per un lungo e fresco pisolino rigenerante.

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Si fa l’ora di dirigersi verso la marina e decidiamo di transitare nel bacino di San Marco dove ogni volta è emozionante vedere dall’acqua questo posto unico al mondo. Stavolta non ci siamo arrivati da Fusina ma “da casa” percorrendo il minor numero di chilometri stradali possibile.

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 21/10/2017, 18:06

VENEZIA

Incredibile ma vero al Diporto Velico Veneziano ci danno il posto numero 1 in pole position: ci registriamo per la notte pagando 25€, sistemiamo il gommone per il CN ormeggiandolo a cime lasche in previsione della marea notturna che danno in forte salita.

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Ottimi i servizi a terra, ma soprattutto, siamo a fare CN a Venezia!!!.

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Usciti fuori dal cancello siamo già a Sant’Elena per dirigerci a piedi verso l’Arsenale. Trascorriamo un bella serata romantica con un tramonto da urlo.

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Verso le ore 23 camminando in Piazza San Marco vediamo salire e formarsi dai tombini le prime pozzanghere d’acqua dell’alta marea e infatti tornati al Diporto Velico troviamo i tubolari del gommone sopra la banchina, mentre nel pomeriggio stavano almeno 80 cm più in basso. Notte fresca e con luna piena, domani è il giorno dell’Idrovia Litoranea Veneta:

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Nel pomeriggio di ieri ho chiamato le conche per avvisarli del transito ma l’incognita è rappresentata dall’altezza della marea che nel suo sali scendi non sappiamo se ci consentirà di passare sotto i ponti lungo il percorso, arrivando a Grado senza dovere uscire in mare.

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Fare CN a Venezia è speciale e ci si sveglia in un'altra epoca circondati dal tintinnio del sartiame e dal sottofondo cupo dei vaporetti che doppiano l’Isola di Sant’Elena.

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Senza fretta smontiamo la tenda, attrezziamo il gommone e in dislocamento salutiamo il Diporto Velico dove vediamo che i tubolari sono cosa rara… Non faccio in tempo a settare il waypoint su Grado, giusto per avere un senso indicativo della distanza che ci separerà in navigazione, che Elena mi richiama alla rotta da seguire per evitare la collisione con una nave da crociera appena entrata dalle bocche del Lido. Oramai fanno parte dell’ambiente veneziano tanto quanto le gondole.

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Ci dirigiamo verso Punta Sabbioni e subito prendiamo il canale Saccagnana che segna l’inizio dell’Idrovia Litoranea Veneta che in 145 chilometri di canali, lagune, paludi, bricole, fiumi conduce nella Laguna di Marano, poi Grado e Trieste.

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Sommati ai 55 chilometri dell’idrovia Po – Brondolo – Venezia che abbiamo percorso ieri si tramutano nei forse 200 chilometri più spettacolari che si possano fare con un gommone! Solo navigandoli si può apprezzare la varietà del paesaggio, del contesto, dell’ambiente, della natura, dell’arte, della storia, della cultura, dell’ingegneria e di come l’acqua dolce o salmastra sotto la carena possano avere mille facce diverse e uniche.

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda JEBO » 22/10/2017, 7:48

wow!!! in primis grazie per il " dolce" ricordo al memoriale Franca :lov
Uno naviga sul grande fiume dove le sponde sono a più di 100 metri e pensa di essere al sicuro ,.....invece come hai ben descritto tu, ci vogliono 1000 occhi e spesso non bastano. :mrgreen:
Io mi insabbiai con M60 a 25 nodi nel mezzo del Po di Venezia e, non di dico la ......scaga sss_xxx-sss mia e Franca .
Avete fatto una bella impresa :clap:
ps.
tieni ben notato tutte le preziose info inerenti le tratte del delta :wink:
a bologna sarai messo alle strette :lol: :d:
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda clauding76 » 22/10/2017, 9:31

Be Davide che dire, come al solito i vostri racconti sono sempre affascinanti e ricchi di informazioni che diventano un patrimonio a disposizione di tutti gli utenti del forum. :clap: :clap:
attendiamo il seguito......

:d:
roby e kla
alcuni dei miei gommoni... :lov
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Francomaffio » 22/10/2017, 10:34

Rimango ben piantato sul divano, birra e pop corn a gogò...
:pro:

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda JEBO » 22/10/2017, 10:46

Mi è venuta una domandina facile facile...... :mrgreen:
Sappiamo ......quasi tutti che ,quando pianifichi un " raid " nautico in mare , ha le sue difficoltà ben ,...... definite ma che se vogliamo , troviamo tante info sui portolani e/o sui nostri plotter.
mentre navigare sul grande fiume purtroppo ,una lacuna immensa sono le info che, anche gli uff. preposti non sono in grado di fornirti frusta
la domanda è:
Ti sei mai chiesto........ sss_xxx-sss ma chi me l'ha fatto fare ? :halo:
Mentre ora, puoi dire WOW !! anche questa è fatta!
Ancora complimenti :cost: Gambocat e alla tua dolce consorte :clap: :clap:
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda TATOSKI » 22/10/2017, 11:08

:b: GRANDI :b: veramente grandi :ceer: bellissimo racconto con foto dettagliate ma rimane sempre unica e di impareggiabile bellezza " VENEZIA " :bene: :welcome :
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda sansacs » 22/10/2017, 13:41

Francomaffio ha scritto:Rimango ben piantato sul divano, birra e pop corn a gogò...
:pro:


Davide :shock: ma è solo..... :halo:

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Blackfin » 22/10/2017, 18:35

Affascinante racconto. A me, figlio del sole e del mare (per la precisione Due :wink: ) sembra il viaggio di una astronave lungo la Via Lattea in un universo sconosciuto dove l'abituale senso di orientamento sia "per direzioni" (visto l'andamento tortuoso del percorso) che per punti di riferimento (che non si vedono essendo circondati quasi solo da canneti) entra in crisi. Vale solo l'utilizzo del GPS, della carta o la memorizzazione di foto dei punti di rilievo. Imho non alla portata di tutti sopratutto senza una accurata preparazione. Tanto di cappello a Davide. :clap: :clap: :clap:
Per cambiare punto di vista: una considerazione per così dire "terra terra" :mrgreen: : ma queste chiuse così maestose (immagino anche costose sia nella costruzione che manutenzione) appaiono solo a me per così dire "sottoimpiegate"? Dipende solo dall'andamento climatico se le idrovie sono una enorme potenzialità non sfruttata per alleggerire il traffico pesante e l'inquinamento che ne deriva? Sembrano tanto le classiche (e italiche) "cattedrali nel deserto". :wall:
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda ale70 » 22/10/2017, 20:09

un grosso plauso per la passione che avete,la voglia di sfidare le difficoltà organizzative che una navigazioni del genere comportano. :clap: :clap: :clap:
"sembrerà paradossale ma la condizione per discutere è essere d’accordo"

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 22/10/2017, 21:20

:pro: grazie per i commenti, ancora un paio di puntate e sarà completo anche per altri approfondimenti :bene:

@Jebo, beh a dire la verità eravamo proprio noi che spingevano da anni per questa esperienza per cui non abbiamo avuto troppo da maledire altri.... e comunque quando ci siamo trovati "dentro" il viaggio non ci siamo di certo annoiati e la curiosità di cosa ci fosse dietro la prossima ansa del fiume o all'apertura della conca sono stati un buon stimolo anche per gestirsi gli imprevisti. Certo, non mancheremo di parlare del delta nel proseguo :sog:

@Black: si l'idrovia Po Brondolo ha un buon traffico commerciale ed è utilizzata per i collegamenti tra la laguna e il Canal Bianco e per scendere verso il delta. Abbiamo visto molte chiatte lungo il percorso e barche da pesca. Per l'idrovia veneta ne parlerò a breve ma è chiaramente più destinata al diporto e rimesaggio imbarcazioni

@Sandro: Franco non ce la conta giusta, un buongustaio come lui a birra e pop corn :ask: quelli semmai li butta uno ad uno alla Luna :shock: Urge una visita al divano

:d:

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 28/10/2017, 15:38

L'IDROVIA LITORANEA VENETA

Da Punta Sabbioni si comincia subito con il Canale Saccagnana che segue una carrabile lungo la quale si affaccia il comune di Treporti con le sue abitazioni, cascinali, attracchi di imbarcazioni. Dopo circa un miglio perde progressivamente la sua forma tra due argini e si spande ancora nella parte orientale della laguna veneta affidando la traccia alle bricole che zigzagando attraversano terre emerse, esaltate da fiori viola intenso e uccelli ovunque.

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E’ mattino presto e incrociamo qualche pescatore proveniente dalla distesa d’acqua sulla nostra sinistra immersa ancora nella foschia dell’alba. L’ultimo tratto prima della conca del Cavallino torna ad essere il Canale Casson che accompagna alle paratie chiuse con tanto di semaforo rosso. In seguito alla telefonata al manovratore (tel. 338 9313944) si aprono le conche, mutano i colori del semaforo e sull’argine del Sile si crea una coda di ciclisti che attende il nostro passaggio per attraversare il ponticello sopra le paratie mobili.

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A destra in mezzo chilometro arriveremmo al mare, noi invece puntiamo a sinistra e risaliamo il fiume Sile fino a Jesolo tra alti pioppi e argini percorsi da sportivi di corsa o in bicicletta. Il fiume qui ha una larghezza e portata importanti immerso in un intenso colore verde ovunque.

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Rallentiamo entrando in paese a Jesolo e prendiamo a destra il Canale Cavetta che indica “Lignano”.

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Qui ci misuriamo subito con uno dei tanti ponti “al pelo” dell’idrovia litoranea veneta: noi sul nostro Led 590 non abbiamo roll bar e il tientibene della nostra consolle pesca circa 160 cm dalla linea di galleggiamento. Ovviamente abbiamo tolto l’antenna e passiamo con una tolleranza di circa 25 - 30 centimetri sotto il ponte semovente che, chiamando con 24 di anticipo (Ente Provincia di Venezia, tel 041.2501037), potrebbe essere aperto per imbarcazioni con sovrastrutture più alte.

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Proseguiamo su un canale dritto che più dritto non si può

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e arriviamo alle Conche di Cortellazzo che troviamo già aperte, ma anche qui il fattore “limitante” è l’omonimo ponte che segnala un’altezza di mt 2,05 (per l’apertura chiamare al mattino lo 0421.351171).

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Noi ci passiamo, abbassandoci ovviamente con il corpo nel transito, ma quello che mi fa pensare sono i segni della marea sui muri a lato del ponte: se l’acqua fosse a quei 50-60 centimetri sopra il livello attuale anche noi non passeremmo con conseguente uscita a mare e proseguimento in acqua salata.

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Usciamo nel fiume Piave con le sue baracche e reti da pesca a trapezio ma lo prendiamo solo per qualche centinaio di metri contro corrente per imboccare a destra il Canale Rivedoli la cui conca, come preannunciato dall’operatore stamani, sarebbe stata aperta in quanto ci conferma che in periodi di magra e in estate i dislivelli tra i canali, il fiume, le paludi si conguagliano tra loro e risentono molto dell’effetto calmierante che hanno le maree del mare sui tanti estuari dei fiumi che li alimentano.

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Qui il canale ha diverse imbarcazioni all’ormeggio sui due lati e dopo un paio di miglia troviamo dei servizi per il diporto a Torre di Fino – Eraclea che sono evidentemente una buona alternativa al rimessaggio in mare, vista la poca distanza dallo stesso transitando dalla foce del Piave.

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Proprio oltre lo scivolo e la gru di alaggio c’è il ponte mobile ciclo pedonale e vi passiamo sotto per non più di 15 centimetri!! Nel dubbio consiglio di prenotare il passaggio perché i dislivelli di marea qui potrebbero essere un problema concreto, in tal caso “citofonare Sonia 349.3212167” per l’apertura (non è uno scherzo!!!).

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Dopo il ponte un canale di 7-8 miglia prosegue tra due argini di canneti che aprono a una sconfinata pianura su ambo i lati con diverse coltivazioni di riso, certamente frutto di bonifiche del passato. Lo confesso, complice il caldo e l’assoluta assenza di imbarcazioni o abitazioni, non ho rispettato i 3 nodi di velocità e filando oltre i 20 ci siamo goduti una gustosissima andatura a zig zag come in un circuito in mezzo al verde.

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Meritatissimo invece il vaffa in dialetto veneto che ci siamo beccati da dei pescatori mimetizzati tra i canneti dietro una curva appena imboccato il Canale Commessera: giuro che non li avevo visti, pazienza, avrei fatto comunque più onda in dislocamento…

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Il canale sbocca nel Fiume Livenza che prendiamo a destra in favore di corrente: la sua foce si spalanca nel mare che vediamo la davanti tra i due paesi di Porto Santa Margherita a destra e Caorle a sinistra.

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Prendiamo verso Caorle lungo il canale dell’Orologio che transita nel centro del paese permettendo alle imbarcazioni che vengono dal mare di trovare un sicuro approdo nell’omonima darsena che troviamo alla nostra destra. La teniamo a memoria perché potrebbe essere una buona tappa da CN per il ritorno, visto che Caorle ben merita una visita.

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 28/10/2017, 15:40

Usciamo dal paese imboccando il Canale Saetta e anche qui facciamo il pelo al tientibene della consolle tanto che oltre questo ponte troviamo solo barchini e Rib di piccole dimensioni (per apertura ponte chiamare il 345.8424206).

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Il canale è molto interessante e per qualche miglio alterna il transito tra zone incontaminate e pochi segni di presenza umana, sfociando poi all’Isola dei Pescatori nel canale Nicesolo, dove in dislocamento andiamo a visitare i casoni di questa laguna di Caorle – Bibione.

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Sono molto belli e caratteristici, con tanta gente e imbarcazioni che li frequentano in un ambiente lagunare, quello tra Brussa e il mare, davvero spettacolare, una vera oasi naturale dove non ci viene neanche in mente di uscire dal dislocamento lento per goderci ogni singolo scenario.

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Imbocchiamo il Cavanella, che è un canale di nome ma non di fatto visto che si tratta di una vera e propria laguna, con basse terre emerse ai lati, percorrendo l’entroterra della litoranea di Bibione. Da Caorle in poi l’andatura è molto diminuita e raramente siamo usciti dalla planata. Sono quasi le 13 e siamo in movimento in maniera ininterrotta dalle 8 di stamattina quando siamo partiti da Venezia.

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Il caldo si fa sentire, ci infiliamo nel Canale Lugugnana e dopo un paio di rettilinei e altrettante virate arriviamo al Fiume Tagliamento transitando tra le due paratie aperte della Conca di Bevazzana destra.

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Sul lato friulano del fiume una serie di cartelli gialli appesi ad un palo che emerge dall’acqua ci riporta per la prima volta alla direzione finale perseguita in questi giorni di navigazione: Trieste.

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Bene, almeno sappiamo che non abbiamo sbagliato strada e comunque non può essere la meta di oggi, troppo lontana per arrivarci stasera considerando le ore di navigazione cumulate da stamani.

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Risaliamo per un chilometro il Tagliamento e troviamo la bella Conca di Bevazzana sinistra (tel 349.1536346) con il suo aspetto quasi marziale.

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Transitiamo sotto il basso ponte mobile ciclopedonale avendo non più di una lattina di luce con il tientibene e ci infiliamo nel canale Tagliamento.

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Dopo un paio di miglia in maniera progressiva vediamo svanire i canneti, poi gli argini, da canale diventa bacino e troviamo qualche bricola, l’acqua comincia a perdersi in qualcosa di largo, più largo e adesso vasto e azzurro.

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Sappiamo dove siamo per averci già navigato: questa è la Laguna di Marano dal lato di Aprilia Marittima e Lignano Sabbiadoro.

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Oltre ad ammirare lo splendido panorama la nostra sensazione è quella di quando si imbocca l’ultimo tratto di un lungo viaggio, quello dove non si è ancora arrivati ma si sa che manca poco, quando si tira il fiato e tutto diventa in discesa verso la meta.

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Siamo a pomeriggio inoltrato e alla fine ci sono volute quasi sette ore per navigare poco più di 70 mn, dandoci ogni tanto di manetta oltre il consentito. Se non lo avessimo fatto 12 ore non sarebbero bastate e ci avrebbero trovato come due uova al ciarighino avvolte da tubolari tra Caorle e Bibione...

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Ora finalmente diamo di gas ma non se ne parla di perderci una visita ai Casoni del Fiume Stella che risaliamo per poi percorrere il suo braccio sinuoso che in mezzo ai canneti porta alle famose abitazioni lagunari. Le abbiamo già visitate in passato ma non ci si stanca mai di rivederle.


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Fuori dai Casoni tagliamo dritto per intercettare le bricole che portano prima a Marano e poi nel circuito lagunare verso Porto Buso, senza dimenticare un saluto alla terza bricola!!!!

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Qui prendiamo a sinistra il canale verso il fiume Ausa e ci infiliamo alla marina Sant’Andrea per una fresca merenda rigorosamente con aria condizionata!

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Ultima modifica di gambocat il 28/10/2017, 16:25, modificato 3 volte in totale.

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 28/10/2017, 15:42

Ripartiamo a metà pomeriggio perché poco a nord al Marina Planais ci aspetta lui, l’unico a “conoscenza parziale dei fatti” della nostra navigazione, il rescue man Sandro Sansacs al quale avevo chiesto di verificare un posto dove lasciare auto e carrello nella Laguna di Marano. Sapeva che saremmo arrivati oggi, non sapeva da dove fossimo partiti…

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Sempre bello rivedersi, molliamo il gommone e cerchiamo in auto un bar aperto che in questo primo week di agosto risulta un’impresa. Dopo avergli svelato la provenienza parliamo con lui della navigazione ma soprattutto ci dispensa consigli su dove passare la notte in laguna, domani a Trieste e tante informazioni sul proseguo verso Lussino, di cui Sandro è un grande conoscitore: non c’è Otok che gli sfugga e che, verificheremo, riconosce immediatamente appena vista la foto via whatsup.

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Ma il problema è per stanotte: è stata diramata un’allerta meteo abbastanza seria. Le alternative per il CN sono il porto di Grado (che ci rimbalza), la darsena della Trattoria Ai Ciodi di Porto Buso (bellissimo ma troppo esposta essendo previsto forte vento e temporali) oppure l’ormeggio all’Isola di Barbana. Ci salutiamo con l’impegno di sentirci di frequente e rivederci anche con la Sansacs family al nostro rientro.

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Sosta a Grado per comprare cibarie e poi via verso la vicina Isola del Santuario di Barbana, un posto che lascia il segno, dove ci prepariamo per il CN credendo erroneamente che la bora che ha soffiato forte fino alle 18 fosse l’allerta meteo che si aspettava.

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Invece tutto accade tra queste due foto.

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Ore 19, da nord ovest la nube nera all’orizzonte segue le alpi e sembra volere risparmiare la laguna di Grado, poi di colpo vira verso sud investendola in pieno. Duellando con il vento faccio appena in tempo a togliere il tendalino e buttarlo tutto sformato sotto i portici del convento francescano che al ritorno sul gommone la tenda blu, con dentro Elena, è completamente spianata e appiattita dal vento a filo di tubolare.
Provo inutilmente di raddrizzare da fuori la struttura della tenda spingendola controvento ma poi decido di infilarmi dentro anche io per fare da contrappeso con il corpo ridandogli una forma e tenerla in posizione. Non mi preoccupa il gommone, è ben ormeggiato e la bora lo spinge contro i parabordi e la banchina. La buriana si rinforza, arriva e passa la grandine, arriva e resta la pioggia che si intensifica, aumenta il vento accompagnato da lampi e fulmini. Passiamo un’ora da incubo in stile documentari Everest o Artide che avremmo ben voluto risparmiarci, mettendo a dura prova la nostra voglia di CN fatto in queste condizioni. Verso le 23 di colpo il nulla, esco sotto un cielo stellato con un silenzio totale e senza la minima brezza, calma piatta ovunque, sull’isola e in laguna.

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All’alba ci svegliano le voci dei frati venuti a vedere i danni del temporale e verificare che stessimo bene. Tavoli, sedie, vasi, cestini, tutto è ovunque e ribaltato per terra insieme a un tappeto di foglie e rami.

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Percepiamo sotto di noi uno strano movimento del gommone e capiamo che la chiglia sfiora il fondale della darsena. Sandro Santo Subito, San Sacs!!! Mi aveva avvertito la sera prima, vedendo una delle foto che gli avevamo inviato del nostro ormeggio a Barbana, che dovevo mollare gli ormeggi per compensare l’importante bassa marea prevista per la notte e soprattutto alzare tutto il motore che era in trim neutro. Basta guardare tra le due foto i livelli dei tubolari e della tenda rispetto alla banchina per capire l’escursione di marea.

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Ma soprattutto: “Chi g’à sugà i canal de la laguna!!!???!!!??”

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Ci rendiamo conto che l’evento è raro osservando i frati che fanno le foto e ci raccontano di vederlo solo un paio di volte l’anno.

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La laguna intorno all’Isola Santuario si è ritirata trasformandosi in un reticolo di campi emersi con gli stretti canali dragati tra le bricole che riflettono una splendida luce mattutina.

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Come due suricata infreddoliti all’alba fuori dalla tana restiamo li senza fretta a osservare lo spettacolo di questa splendida laguna, con il sole che si riprende il calore agostano dell’aria e la marea salente che si riappropria lentamente della sua terra, nascondendola sott’acqua tra mille colori.

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Oggi i barconi da Grado con lo staff del ristoro e i primi pellegrini arrivano in ritardo perché i canali non sono transitabili con il poco pescaggio. Verso metà mattina, con il loro arrivo, l’isola di colpo si rianima e anche noi ci riprendiamo da questo show della natura e pensiamo al proseguo del nostro viaggio, che oggi dovrebbe avere la tappa finale non impegnativa.

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Ultima modifica di gambocat il 28/10/2017, 16:48, modificato 6 volte in totale.

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda gambocat » 28/10/2017, 15:44

Salutiamo l’Isola di Barbana con la sua darsena protettiva non prima di avere ringraziato la Madonna nel Santuario e infilato qualche sua immaginetta qua e là nel gommone… Al ritorno ripasseremo da qui e ci sarà il tempo di tornare sul valore e le emozioni di questa isola sacra.

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Riprendiamo l’Idrovia della laguna verso est percorrendo poi il Canale di Primero ma già dalla sua foce si capisce che c’è mare. Non è cosa ma soprattutto non abbiamo troppa voglia di vento dopo l’indigestione di ieri sera! Ci gustiamo qualche ora di relax e nel primo pomeriggio riprendiamo la navigazione seguendo le bricole che qui accompagnano le imbarcazioni ben oltre la foce del canale fino in mare per evitare i bassi fondali che la foce del Fiume Isonzo deposita da Punta Sdobba fino a Grado. C’è onda ma è gestibile e fuori dalle bricole mettiamo la rotta a 95°.

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Usciamo dalla planata e sotto di noi la chiglia del gommone assaggia per la prima volta l’onda dopo 5 piatti giorni di navigazione e 291 miglia nautiche.

Ma non è solo un cambiamento per la presenza delle onde, dopo tanta acqua dolce e salmastra eccoci nell’acqua salata del mare che ci accompagnerà in queste ultime 12 miglia.

Non è un record, non è un’impresa, neanche questo è un raid, è una bella sensazione, una navigazione come tante dove abbiamo usato il gommone in un percorso "sotto casa", alla portata di tutti. Certo è stato un navigare curioso, con un’attenzione costante a parametri diversi da quelli marini, a volte lento, calmo e dolce, per certi versi che sa di antico e con regole diverse, d’altri tempi, quando si percorrevano fiumi e canali per lavoro o mobilità ordinaria, quando navigare lungo le vie d’acqua era normale e a volte l’unica opzione, la più semplice, una delle tante cose semplici che stiamo lasciando andare alla deriva.

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All’orizzonte vediamo in maniera distinta il castello di Miramare in un cielo reso incredibilmente terso dalla bora di ieri. Miglio dopo miglio il mare migliora e diventa calmo in prossimità delle candide mura di questo monumento.

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Ma Trieste, che è il vero punto di arrivo di questa estate di navigazione, ci attira come una calamita e dopo dieci minuti transitiamo davanti al faro della città,

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entriamo in porto e abbassiamo la manetta proprio di fronte alla sua famosa piazza, che è una delle più belle d’Italia.

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Il palcoscenico di Trieste davanti ai nostri occhi da un’emozione speciale considerando che lo abbiamo raggiunto sull’acqua da Pavia lungo il Po e le Idrovie: è stata una navigazione impegnativa e sappiamo che come altre che abbiamo intrapreso negli ultimi anni anche questa si fa una sola volta nella vita, e ora si è conclusa, è finita.

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Ci godiamo questi minuti e poi chiamiamo con il vhf la Marina San Giusto che ha i pontili proprio a fianco della piazza in centro città e ci concede un ormeggio con servizi a terra da cabina di prima classe.

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Pulizia generale del gommone, verifica che tutto sia ok dopo la buriana di ieri sera e in previsione di proseguire domani la navigazione verso la Croazia. Montiamo la tenda da CN e poi via a piedi alla scoperta di Trieste, in una tiepida notte di mezza estate doppiamente illuminata anche dalla luna piena: scenario da favola per festeggiare un regalo speciale ricamato con l’elica lungo 487 dolcissimi chilometri, con l’aggiunta finale di un pizzico di sale!

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Jachi » 29/10/2017, 15:34

:clap: :clap: :clap:
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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda Francomaffio » 01/11/2017, 17:43

gambocat ha scritto:Siamo a pomeriggio inoltrato e alla fine ci sono volute quasi sette ore per navigare poco più di 70 mn, dandoci ogni tanto di manetta oltre il consentito. Se non lo avessimo fatto 12 ore non sarebbero bastate e ci avrebbero trovato come due uova al ciarighino avvolte da tubolari tra Caorle e Bibione...

Anche noi quando nel 2016 abbiamo pecorso (in una settimana però) l'idrovia da Marano a Jesolo con divagazioni in tutti i fiumi fino al limite della loro percorribiità abbimo provato la stessa sensazione.... e dato ben di manetta, come mi sembrava di vedere fatto da tutti.
Forza Davide, ero talmente rapito dal racconto che Luna mi ha mangiato tutti i pop corn preparati... ora sono con prosecco e ostriche per la gioia di Sansacs! :halo:
:clap: :clap: :clap: :d:

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda JEBO » 02/11/2017, 8:59

da " vecchio " navigatore del delta anche se, in acque note e ......ripetitive queste latitudini spesso sono colpite da cellule temporalesche improvvise e colpi di vento che .......mettano a dura prova chi deve affrontarle sss_xxx-sss
Ricordi il rientro del Memorial Franca del 2016 :shock:
:clap: :clap: :cost: :puf:
Allegati
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...... anche se , dicono che l’ombrello in gommone porti .... sfortuna .ahahahah
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..... la nostra meta era quel “ riquadro “ più chiaro , ma......
Nostra metà era quel ... riquadro chiaro
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... poi , ha scatenò l’inferno
Lomac 2001- Marshall 60- Marshall 80 ( il 4,40 poi il 4,60 ) - Marshall 90 - Marsea 100. " You only live twice....one life for you, and one for your dreams "

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Re: Da Pavia a Trieste lungo il Po, i canali, le conche, le lagune. Poi Lussino e ritorno

Messaggioda metalmattia » 02/11/2017, 18:02

Ciao Davide, faccio i complimeti a te e a Elena per l' avventura degna di nota che avete impavidamente intrapreso.
La buriana che avete trovato all' isola di Barbana é una bella bestia da affrontare, lo sappiamo anche noi che ne abbiamo assaggiato le sue forze....ma da dove eravati ormeggiati difronte a voi non c'era una cavana con una chiatta dove infilarvi per riparare dal vento e pioggia? Ok che é proprietá dei frati,ma non credo che vi avrebbero detto nulla visto in tempo...
Vi segnalo solo un posto con ristorante a Brussa di Caorle lungo il fiume lugugnana giusto per aggiungere dei dati utili ai futuri utenti: Mazarack ristorante, scivolo e park auto/carrello/camper gratuito con ormeggi.
Sul versante triestino prima di Miramare si trova una location piccola con ormeggio: Canovella degli zoppoli. Strano che Sandro non te l' abbia menzionata o forse troppo fuori rotta per voi......Sansacs dará delucidazioni..... :pro: A suo tempo ormeggiato a Grado telefonai a lui per avere "dritte" sulla sponda friulana :ceer:
Pochi uomini hanno idee,gli altri solo opinioni.....

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